PARTE 3: LA VISITA INATTESA NELLA NOTTE DI PIOGGIA
Il motore dell'auto nera si spense con un tonfo sordo che si perse nel rumore del temporale. La figura avvolta in un pesante impermeabile scuro avanzò a passi rapidi lungo il vialetto ghiaioso della villa di Alessandro ed Elena. La pioggia batteva implacabile, inzuppando il tessuto e rendendo ogni movimento pesante, ma la determinazione di chi camminava non vacillava.
All'interno della casa, la tensione tra i coniugi era arrivata a un punto di rottura tale che nessuno dei due aveva fatto caso ai rumori provenienti dall'esterno. Alessandro aveva appena iniziato a parlare, rompendo il muro di silenzio con la confessione che Elena temeva e desiderava ascoltare da anni. "I Moretti non erano solo una famiglia ricca, Elena," aveva detto lui con un sussurro carico di amarezza.
"Erano una dinastia spietata. E io ero l'erede designato, il tassello di un impero economico costruito sul sangue e sui ricatti." Elena lo ascoltava con il fiato sospeso, incapace di distogliere lo sguardo da quell'uomo che ora sembrava così vulnerabile. "Ma allora perché hai finto la tua morte? Perché hai cambiato identità?" domandò lei con un filo di voce.
Alessandro stava per rispondere quando un colpo secco e deciso risuonò alla porta principale. Toc, toc, toc. Non era il vento. Era qualcuno che chiedeva di entrare, qualcuno che conosceva la combinazione o che aveva un motivo urgente per distruggere ciò che restava della loro pace. Elena sobbalzò, mentre Alessandro si irrigidì di colpo, voltandosi di scatto verso il corridoio d'ingresso.
Il colore era completamente svanito dal suo viso. "Non aprire," sussurrò l'uomo con un tono che rasentava il terrore puro. Ma la porta non rimase chiusa a lungo. Un secondo gruppo di colpi, ancora più forti, scosse i cardini. E poi, una voce metallica e distorta da un interfono esterno ruppe il silenzio della notte, pronunciando parole che gelarono il sangue nelle vene di entrambi. "Alessandro Moretti. Sappiamo che sei dentro. È ora di regolare i conti del passato."






