Il rumore dei tacchi alti che rimbombavano sul pavimento di marmo del tribunale cittadino, in un pomeriggio di pioggia e temporali di ottobre, aveva qualcosa di terribilmente freddo e solitario
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Il rumore dei tacchi alti che rimbombavano sul pavimento di marmo del tribunale cittadino, in un pomeriggio di pioggia e temporali di ottobre, aveva qualcosa di terribilmente freddo e solitario

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PARTE 10: IL VERO VOLTO DI SOFIA

La tensione nel soggiorno aveva raggiunto un livello tale che persino il rumore della pioggia battente fuori dai vetri sembrava attutito, quasi irrilevante di fronte al dramma che si stava consumando all'interno della stanza. Alessandro era immobile, con le braccia leggermente tese verso la bambina, come se non sapesse più se abbracciarla o difendersi da lei.

"Sofia... tu non capisci," iniziò a dire l'uomo con voce spezzata, cercando di trovare le parole giuste per giustificare anni di silenzi e manipolazioni. "Tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per proteggerti da quel mondo crudele." La bambina scoppiò in una risata secca, innaturale per una dodicenne, uno sghignazzo che ricordava in modo impressionante quello di suo zio Lorenzo.

"Proteggermi?" replicò Sofia, facendo un passo avanti e lanciando i vecchi documenti ai piedi del padre. "Tu hai rubato la mia eredità, hai distrutto la mia famiglia biologica e mi hai trattata come un'orfana bisognosa di carità solo per tenerti stretti i soldi dei Moretti!" Elena osservava la scena con il cuore in gola, sentendo le forze venirle meno.

Ogni singola parola pronunciata da quella bambina confermava l'orrore della realtà: la sua intera esistenza accanto ad Alessandro era stata costruita su una montagna di inganni e sotterfugi legati a un'eredità insanguinata. Lorenzo, appoggiato allo stipite della porta, osservava compiaciuto lo spettacolo, godendosi la disfatta totale del fratello minore.

"Vedi, Alessandro?" disse Lorenzo con un sorriso sornione. "Non puoi scappare dal tuo sangue. Tua figlia ha ereditato la stessa determinazione, la stessa sete di giustizia... o forse di vendetta." Alessandro strinse i pugni, guardando alternativamente il fratello e la bambina. Ma prima che potesse replicare, il trillo acuto e improvviso di un telefono cellulare ruppe il silenzio della stanza.

Era il telefono di Lorenzo. L'uomo estrasse l'apparecchio dalla tasca, diede un’occhiata al display e il suo sorriso svanì all'istante, sostituito da un’espressione di pura preoccupazione. "Pronto?" rispose Lorenzo con tono brusco. Dall'altra parte della linea, una voce concitata e fuori controllo pronunciò una frase che fece raggelare il sangue a tutti i presenti. "La polizia è in arrivo alla tenuta. Hanno circondato la proprietà."