Il rumore dei tacchi alti che rimbombavano sul pavimento di marmo del tribunale cittadino, in un pomeriggio di pioggia e temporali di ottobre, aveva qualcosa di terribilmente freddo e solitario
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Il rumore dei tacchi alti che rimbombavano sul pavimento di marmo del tribunale cittadino, in un pomeriggio di pioggia e temporali di ottobre, aveva qualcosa di terribilmente freddo e solitario

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PARTE 11: L’ARRIVO DELLA POLIZIA E LA TRppola PERFETTA

Le parole pronunciate al telefono fecero svanire all'istante l'aria di superiorità che Lorenzo aveva mantenuto fino a quel momento. Il suo volto perse colore e gli occhi si allargarono per lo spavento, mentre guardava furioso il fratello minore. "Sei stato tu," sibilò Lorenzo, indicando Alessandro con un dito tremante. "Hai chiamato tu le autorità per farci arrestare tutti?" Alessandro scosse la testa con forza, altrettanto sorpreso e disorientato da quella notizia.

"Non sono stato io! Non avevo alcun motivo per chiamare la polizia e far saltare la copertura!" urlò l'uomo, cercando di capire chi potesse aver avvisato le forze dell'ordine. Ma in quel preciso istante, il fascio di luce intensa dei lampeggianti della polizia iniziò a filtrare attraverso le grandi finestre del soggiorno, dipingendo le pareti di un rosso e blu intermittente e soffocante.

All'esterno della villa, il rombo di diverse auto di servizio e l'altoparlante degli agenti che intimavano di aprire la porta ruppero definitivamente il silenzio della notte. Elena si voltò verso Sofia, notando che sul volto della bambina non c'era alcuna espressione di paura o sorpresa. Al contrario, i suoi occhi freddi brillavano di una gelida consapevolezza.

"Sei stata tu," mormorò Elena, guardando la dodicenne con un misto di orrore e incredulità. "Sei stata tu a chiamare la polizia." Sofia non negò. Raccolse lentamente la scatola di latta dal pavimento e la strinse al petto, sorridendo debolmente. "Dovevo assicurarmi che nessuno potesse scappare prima che la verità venisse a galla," rispose la bambina con un tono di voce adulto, gelapalo.

"I miei veri genitori non riposeranno in pace finché tutti i debiti dei Moretti non saranno pagati fino all'ultimo centesimo." La porta principale della villa iniziò a essere scossa da colpi violenti, accompagnati dalla voce ferma degli agenti che ordinavano l'immediata apertura. Il cerchio si era chiuso definitivamente intorno ad Alessandro, imprigionato nella sua stessa ragnatela di bugie.