Varcai la porta scorrevole di cristallo dell'hotel con il fiatone, i capelli scompigliati e la giacca stropicciata. Il portiere di notte, elegantemente vestito in livrea blu, mi sbarrò immediatamente la strada con un'espressione di disapprovazione mista a repulsione per il mio aspetto trasandato. «Signora, mi scusi, l'accesso è riservato agli ospiti della struttura. Ha una prenotazione?», mi chiese con tono gelido e condiscendente. Non avevo tempo per le buone maniere. Gli passai accanto con uno spintone improvviso, ignorando le sue proteste indignate, e mi diressi dritta verso la hall principale, dove troneggiava una fontana di marmo bianco e divani di pelle chiara. Chiedendo informazioni con voce imperativa a una receptionist sbigottita, scoprii il numero della suite in cui alloggiava Marco: il piano attico, la stanza 802. Corsi verso gli ascensori panoramici, premetti il pulsante con furia e attesi che la cabina salisse a velocità vertiginosa. Quando le porte si aprirono al piano superiore, percorsi il corridoio ricoperto da moquette spessa seguendo l'odore acre del fumo di sigaro e il suono ovattato di voci che provenivano da una porta socchiusa. Mi avvicinai furtivamente. All'interno della suite lussuosa, illuminata da lampadari di cristallo scintillanti, c'erano Marco, seduto comodamente su una poltrona di velluto rosso con un bicchiere di whisky in mano, e i miei due nipoti, in piedi al centro della stanza, rigidi come statue di marmo. Luca stava parlando con voce ferma: «Noi non firmeremo nessun documento, Marco. Puoi tenerti i tuoi soldi e la tua eredità sporca di sangue. Per noi tu non esisti e non sei mai esistito». Marco scoppiò in una risata secca e sprezzante, posando il bicchiere sul tavolino con un tonfo sordo. «Voi giovanotti non avete idea di come funzioni il mondo reale», sibilò Marco, alzandosi in piedi con aria minacciosa. «Senza la mia firma e la vostra cooperazione legale, vi trascinerò in tribunale e dimostrerò che vostra zia ha falsificato i documenti di affidamento vent'anni fa. Vi farò perdere tutto, la laurea, il futuro, e butterò quella vecchia lavandaia in prigione per favoreggiamento e sottrazione di minori!»

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