IL CESTO DELLA BIANCHERIA SPORCA E IL BIGLIETTO STRAPPATO A METÀ
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IL CESTO DELLA BIANCHERIA SPORCA E IL BIGLIETTO STRAPPATO A METÀ

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Non persi un solo secondo. Corsi verso l'appendiabiti, infilai la prima giacca che trovai e mi precipitai fuori di casa, precipitarmi giù per le scale a chiocciola della lavanderia come una furia. La strada fuori era deserta, rischiarata solo dalla luce intermittente dei lampioni al sodio. A quell'ora della notte, i Quartieri Spagnoli erano un labirinto buio e minaccioso, ma io non avevo tempo per la paura. Iniziai a correre verso la fermata della metropolitana più vicina, con il respiro corto che mi bruciava i polmoni e le lacrime che mi rigavano le guance, riscaldando la pelle gelata dalla brezza notturna. «Mio Dio, proteggili, non permettere che faccia loro del male», pregavo tra me e me, mentre le mie gambe si muovevano con una forza che non sapevo di possedere. Quando finalmente arrivai alla stazione, per fortuna trovai un treno in partenza. Salii a bordo, con il cuore che batteva all'impazzata e lo sguardo fisso sulle porte che si chiudevano lentamente. Ogni secondo che passava era un'eternità. Pensavo a Luca ed Elia, alla loro purezza, alla dedizione con cui avevano studiato per anni per costruirsi un futuro onesto, lontano dai ricatti e dalla miseria. E ora rischiavano di cadere nella trappola dorata di un uomo senza scrupoli che li vedeva solo come sacchi di monete d'oro. Scesi alla fermata del lungomare e ricorsi a perdifiato lungo la strada che costeggiava il Golfo di Napoli, con le onde scure del mare che si infrangevano rumorosamente contro la scogliera, quasi a voler accompagnare il ritmo frenetico del mio terrore. Finalmente, la sagoma imponente e sfarzosa dell'hotel a cinque stelle si erse davanti ai miei occhi, illuminata da migliaia di luci dorate che mi parvero una presa in giro sfacciata della nostra miseria quotidiana.