Nel giro di poche ore, il panico all'interno della NexusTech si trasformò in un vero e proprio caos organizzato. I dipendenti, disorientati e spaventati, si aggiravano per i corridoi con le scatole di cartone in mano, mentre i tecnici della sicurezza informatica inviati dai fondi di investimento disattivavano i terminali e bloccavano l'accesso ai database aziendali. Jasper cercò disperatamente di contattare i suoi contatti più influenti, ma ogni numero che componeva risultava irraggiungibile o rispondeva con un gelido rifiuto. Gli stessi investitori che fino al giorno prima lo celebravano come un genio della tecnologia ora lo evitavano come se fosse affetto da una peste bubbonica.
Mentre si trovava nel bel mezzo del suo ufficio, circondato dai documenti sparsi e dai monitor ormai spenti, la porta si aprì con un tonfo sordo. Era sua madre Gillian, accompagnata da Priscilla, entrambe con i volti tirati e lo sguardo isterico.
«Jasper! Ma che diavolo sta succedendo?!» urlò Gillian, agitando le mani in aria con aria accusatoria. «Ho provato a usare la carta di credito aziendale per fare shopping in centro ed è stata rifiutata! Mi hanno bloccato la carta e persino l'accesso alla villa secondaria! Che razza di incompetente sei?!»
Priscilla le fece eco, incrociando le braccia con un'espressione di disgusto profondo. «Sì, Jasper! Ci cacciano da tutti i negozi e la gente ci guarda male per strada! E tutto questo mentre quella sfigata di tua moglie se ne sta a casa a non fare niente! A proposito, l'hai fatta tornare dall'ospedale con quell'autobus di pezza, no? Chiamala subito e dille di cucinarci qualcosa, perché ho fame e non ho intenzione di passare la giornata in mezzo a questo manicomio!»
A quelle parole, Jasper perse definitivamente il controllo. Un tic nervoso iniziò a scuoterli l'occhio sinistro mentre guardava la madre e la sorella con gli occhi iniettati di sangue.
«Zitte! Smettetela di urlare!» ruggì Jasper con una voce che non sembrava nemmeno sua. Si passò le mani tra i capelli perfettamente pettinati, scompigliandoli ferocemente. «Non c'è più nessuna carta di credito! Non c'è più la villa! Non c'è più la NexusTech! Ci hanno bloccato tutto! L'azienda è fallita!»
Gillian barcollò indietro, afferrandosi il petto come se avesse subito un infarto. «Fallita...? Che cosa vuoi dire che è fallita?! E i nostri investimenti? I nostri dividendi? La nostra vita agiata?!»
«Non lo so! Non lo so chi ci ha fatto questo!» gridò Jasper, sbattendo i pugno sulla scrivania di mogano con tanta forza da farsi male alle nocche. Poi, improvvisamente, un brivido freddo gli percorse la spina dorsale. Un'immagine balenò nella sua mente con la chiarezza di un fulmine: la faccia pallida di Hailey, l'autobus che si allontanava, e soprattutto quella strana e inspiegabile sicurezza nei suoi occhi quando le aveva dato i soldi in mano fuori dall'ospedale.
«Hailey...» sussurrò Jasper, con il fiato improvvisamente mozzo. «Non può essere... lei non è chi dice di essere.»






