PARTE 8 – Nella Trappola del Suolo Santo
La voce di Lorenzo risuonò in modo inquietantemente vuoto contro le pareti di pietra della vecchia cappella. "Sapevo che eri più intelligente di quanto sembri, Emma," i suoi passi si fecero più vicini. "Pensavi davvero di poterci battere?" Elena e io ci tuffammo istintivamente dietro l'altare di pietra. Le mie mani si strinsero convulsamente attorno alla scatola di rame che avevo appena tirato fuori dalla nicchia.
Il metallo era gelido, ma il suo peso mi dava un senso di speranza. C'era dentro qualcosa di pesante. Forse documenti, forse prove fisiche che potevano smascherare per sempre la famiglia Moretti. "Vieni fuori, Emma!" gridò Lorenzo adesso più forte, e sentimmo il rumore della sicura di un'arma da fuoco che veniva disattivata. Il clic-clac metallico tagliò il silenzio.
"Dammi quella scatola, e nessuno dovrà farsi male oggi. Tuo padre ha fatto tutte le sue scelte decenni fa. Non cercare di ripetere i suoi errori." "Dov'è?" gridai di rimando, mentre mi alzavo da dietro l'altare. Elena cercò di trattenermi, ma mi svincolai. Fissai dritto negli occhi Lorenzo, che entrò nella cappella con due uomini armati al suo fianco.
Lorenzo sorrise con disprezzo. "Tuo padre non è importante, bambina. Ciò che conta è l'impero che la tua famiglia ha cercato di distruggere. Quella carta di credito che tua madre ha usato per fuggire all'epoca... pensava di aver portato via tutto, ma si è dimenticata la prova principale." Indicò con la pistola la scatola tra le mie mani. "Apri." "No," dissi determinata.
Lorenzo fece un cenno d'intesa a uno dei suoi scagnozzi. L'uomo fece un passo avanti, afferrò Elena per il braccio e puntò la canna della sua pistola contro la sua tempia. "Apri. Quella. Scatola," disse Lorenzo, e la sua voce ora suonava mortalmente seria. Il mio cuore perse un battito. Guardai Elena, i cui occhi erano sbarrati dalla pura paura. Non potevo mettere a rischio la sua vita.
Con le mani tremanti sollevai il coperchio di rame della scatola. Il coperchio si staccò con un pesante sospiro. All'interno non c'era alcun dossier. C'era un vecchio registratore a nastro meccanico con una cassetta sopra, e sopra ancora... un documento ufficiale con il sigillo del Ministero della Giustizia italiano, firmato da un pubblico ministero venticinque anni fa.
Lorenzo si fece avanti rapidamente, afferrò il documento e iniziò a leggere. Il colore del suo viso svanì completamente in pochi secondi. Tutta la sua arroganza si sciolse come neve al sole. "Questo... questo non è possibile..." balbettò. E in quel preciso istante, fuori risuonò il suono acuto di una sirena che echeggiava tra le montagne, seguito dal rumore di più auto della polizia in avvicinamento.






