Lo Straniero sul Posto 12A
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Lo Straniero sul Posto 12A

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PARTE 15 – La tempesta si scatena

I colpi sulla porta d'ingresso divennero più forti, seguiti da una voce d'uomo ruvida e aggressiva che tagliò la notte.

"Aprite la porta! sappiamo che siete dentro! Consegnate la cassa e i dati, e nessuno dovrà farsi male!"

Mi irrigidii. La voce era fredda e strana, non quella di Stefano in persona, ma di uno dei mercenari assoldati dalla sua rete per riprendersi i dati compromettenti a tutti i costi prima che la polizia potesse intervenire. Vittoria iniziò a piangere forte tra le mie braccia, il suo grido spaventato lacerava l'anima nel piccolo corridoio buio.

"Vai, Elena!" sibilò Luca con voce che non ammetteva repliche. Era in piedi con la schiena premuta contro la porta d'ingresso, il fucile da caccia ben saldo tra le mani, pronto a difendere l'ingresso se il legno avesse ceduto.

Con le gambe tremanti e Vittoria stretta forte contro il petto, corsi verso la camera da letto in fondo. Il pavimento di legno scricchiolava sotto i miei passi. Trovai la piccola botte polverosa nell'angolo della stanza, la aprii con tutte le mie forze e mi lasciai scendere cautamente con Vittoria nella cantina fresca e buia. Sotto sapeva di terra umida e vecchie scatole di legno. Tirai la botte quasi completamente chiusa, lasciando entrare solo una stretta fessura di luce, e tenni saldamente la mano sulla bocca di Vittoria per farla stare zitta.

Di sopra udii un botto assordante.

Il legno della porta d'ingresso si frantumò con un colpo tremendo. I mercenari avevano forzato la porta ed erano penetrati nella casa.

"Dove sono? Cercate in tutta la casa!" ruggì una voce.

Subito dopo si udì il rumore di vetri rotti, stivali pesanti e una lotta breve e violenta in salotto. Un grido profondo di dolore e rabbia echeggiò per la casa: la voce di Luca.

Il respiro mi si bloccò in gola. Volevo correre su, volevo urlare, volevo aiutarlo. Ma sapevo che se fossi uscita allo scoperto, tutto sarebbe stato perduto. Vittoria afferrò in preda al panico la mia giacca, il suo cuoricino batteva contro la mia mano.

Attraverso la stretta fessura della botte della cantina vidi un'ombra muoversi sul pavimento della camera da letto. Passi pesanti si avvicinavano alla porta della stanza in cui ci eravamo nascoste. Una mano ruvida afferrò la maniglia della porta e il metallo iniziò a girare lentamente.

Ciò che ci attendeva dietro quella porta non avrebbe deciso solo se saremmo sopravvissute a questa notte, ma anche se la verità su Stefano, la corruzione e il nostro futuro avrebbe mai visto la luce del giorno. Il silenzio nella cantina era soffocante, mentre i passi rimanevano fermi proprio sopra la nostra testa.