PARTE 13 – Nascondersi in montagna
L'auto percorreva la strada stretta e tortuosa che saliva ripidamente tra le Dolomiti. Fuori il mondo si era trasformato in un paesaggio aspro e nebbioso di pinete scure e pareti rocciose giganti che torreggiavano minacciose sulla strada. La sera calava rapidamente in montagna e la temperatura scendeva notevolmente. Sul sedile posteriore Vittoria dormiva profonda e tranquilla nel suo seggiolino, completamente ignara del fatto che eravamo in fuga da complici criminali.
Ero seduta accanto a Luca sul sedile del passeggero, fissando i tergicristalli che scivolavano con un suono monotono sul parabrezza mentre iniziavano a cadere le prime gocce di pioggia.
"Grazie per quello che fai, Luca," dissi dolcemente, scaldando le mani sul riscaldamento del cruscotto. "Non devi correre questo rischio. Hai già aiutato così tanto."
Luca distolse brevemente lo sguardo dalla strada, i suoi occhi azzurri catturarono la debole luce del cruscotto. Un sorriso caldo e dolce apparve sul suo volto.
"Non lo faccio perché devo, Elena," disse con un tono profondo e serio. "Dal momento in cui ti sei seduta lì sul sedile 12C, con quel passeggino e quel coniglietto di peluche... sapevo che la mia vita sarebbe cambiata. Non ti lascerò più sola. Nessuno toccherà più te o Vittoria."
Quelle parole mi toccarono profondamente il cuore. Dopo tutto il tradimento, le parole bugiarde e le umiliazioni di Stefano, la sincera protezione di quest'uomo sembrava una calda coperta nel gelo.
Dopo altri venti minuti di guida su una strada sterrata isolata, Luca svoltò con l'auto nel cortile di un vecchio chalet di montagna in pietra, splendidamente nascosto tra i pini. La casa appariva accogliente e robusta, con una fitta colonna di fumo che saliva lentamente dal camino in pietra.
"Questo apparteneva a mio zio," spiegò Luca spegnendo il motore. "Non c'è campo per i telefoni, non c'è internet e nessuno sa che siamo qui. Qui siamo assolutamente al sicuro."
Scendemmo. L'aria di montagna era gelida, frizzante e pura. Mentre Luca sollevava teneramente Vittoria dall'auto senza svegliarla, lo seguii verso la pesante porta d'ingresso in legno. All'interno era accogliente e caldo, illuminato dal fuoco scoppiettante del camino che Luca evidentemente aveva preparato in anticipo.
Ma mentre Luca posava le valigie e chiudeva le persiane in legno davanti alle finestre, udimmo in lontananza, in fondo alla valle, il rumore di un'auto che sembrava correre ad alta velocità sulla strada sterrata.
I movimenti di Luca si bloccarono. Guardò la porta, e poi me.






