Il legno della porta d'ingresso del casale cedette con un tonfo sordo e secco sotto il mio peso, mentre mi precipitavo all'interno urlando con tutta la voce che avevo in corpo. L'effetto sorpresa fu totale. L'uomo distinto e il suo complice tarchiato si voltarono di scatto verso di me, sbalorditi da quell'intrusione inaspettata. Nel mezzo della stanza, Alice sgranò gli occhi incredula, mentre cercava di liberarsi dai legacci che le stringevano i polsi alla sedia.
«Sofia! No, scappa!» gridò mia sorella con la voce roca per la stanchezza e la paura.
Ma non c'era più spazio per la fuga. L'uomo tarchiato si avventò immediatamente contro di me prima che potessi raggiungere la porta o trovare una via d'uscita. Mi afferrò per le braccia, strattonandomi con violenza e scaraventandomi contro una parete di mattoni grezzi. Il colpo mi tolse il fiato, facendomi quasi perdere i sensi, ma la mia determinazione a proteggere Alice era più forte del dolore fisico.
L'uomo distinto si avvicinò lentamente con un sorriso freddo e calcolatore sul volto. «Guarda un po' chi si vede... la sorellina curiosa che decide di seguire le orme del vecchio testardo di suo padre,» disse con un tono sarcastico che mi fece ribollire il sangue nelle vene. «Vostro padre ha passato decenni a cercare di ficcare il naso dove non doveva, e alla fine ha pagato con il cuore. Volete fare la stessa fine?»
Mentre l'uomo parlava, distratto dalla sua stessa arroganza, notai che il complice aveva leggermente allentato la presa per guardarmi con circospezione. Raccolsi tutte le mie forze residue, presi la rincorsa con lo sguardo e sferrai un calcio deciso allo stinco dell'uomo che mi teneva bloccata. Con un urlo di sorpresa e dolore, mollò la presa. Non ci pensai due volte: mi avventai sul tavolo di legno dove c'erano le chiavi di Alice e un pesante posacenere in metallo, afferrai il mazzo di chiavi e corsi dritta verso mia sorella.
Con mani tremanti ma veloci, inserii la chiavetta nel lucchetto delle manette di sicurezza che legavano Alice alla sedia, facendole scattare e liberandole i polsi. «Andiamo!» le urlai afferrandola per una mano. Ma prima che potessimo raggiungere l'uscita, l'uomo distinto estrasse una piccola pistola dalla tasca del cappotto, bloccandoci la strada con un ghigno glaciale stampato sul viso.






