La rivelazione della lettera di mia madre cambiò radicalmente la mia prospettiva. Quella che era sembrata la follia ossessiva di un padre padrone si era trasformata nella tragica cronaca di un ricatto e di un dolore insostenibile. Decisi di prolungare il mio soggiorno nella vecchia casa colonica di Bologna, abbandonando temporaneamente il mio lavoro e la mia vita frenetica a Milano. Se Alice era venuta qui, doveva aver lasciato tracce, indizi materiali o contatti che mi permettessero di risalire alla sua identità attuale e al luogo in cui viveva.
Iniziai a frugare metodicamente in ogni angolo della casa. Passai in rassegna la vecchia soffitta polverosa, scandagliando scatoloni di vecchi vestiti, fatture ingiallite e giornali locali degli anni passati. Fu proprio in un vecchio baule di legno, nascosto sotto una catasta di coperte di lana, che trovai un blocco per appunti appartenuto a mio padre. A differenza del quaderno di cuoio rinvenuto nello studio, questo blocco conteneva indirizzi recenti, annotazioni di targhe automobilistiche, numeri di telefono e ricevute di alberghi situati nella periferia di Bologna, datati persino alle settimane precedenti.
Sfogliai le pagine con mani trepidanti fino a trovare un nome cerchiato con l'inchiostro rosso: Studio Legale Moretti - Via dell'Indipendenza, Bologna. Accanto, una nota autografa di mio padre diceva: "Hanno cercato di intimidirla di nuovo. Non si fermeranno finché la verità non verrà insabbiata per sempre". Questa annotazione apriva uno scenario inquietante: la ricerca della verità da parte di Alice non era passata inosservata. C'erano persone pronte a tutto pur di mantenere sepolto il crimine commesso trentacinque anni prima, individui legati a quel sistema di adozioni clandestine che aveva strappato mia sorella dalla nostra famiglia.
Il giorno stesso presi la mia auto e guidai fino a Bologna. La città era avvolta da una nebbia autunnale densa e lattiginosa che smorzava i rumori del traffico e conferiva ai portici storici un'atmosfera sospesa e malinconica. Individuai facilmente lo studio legale Moretti, un ufficio elegante situato al primo piano di un palazzo storico. L'aria all'interno era profumata di legno lucido e carta stampata. Dopo una breve attesa, fui ricevuta da un uomo anziano dai capelli bianchi e dallo sguardo severo ma non privo di compassione: l'avvocato Moretti in persona, che aveva assistito legalmente mio padre nei suoi disperati tentativi di giustizia.
L'avvocato mi accolse con un sospiro pesante, come se stesse portando sulle spalle un fardello troppo gravoso. «Signorina Carli, temevo che prima o poi qualcuno mi avrebbe cercato dopo la scomparsa di Pietro,» disse, sistemandosi gli occhiali sul naso. Mi confermò tutto: la clinica compiacente, il giro di falsificazione di documenti gestito da una rete criminale insabbiata ai piani alti, e soprattutto il fatto che Alice fosse effettivamente tornata a Bologna poche settimane prima per fare luce sul proprio passato.
«Tuttavia, signorina Sofia, c'è un dettaglio che suo padre non ha fatto in tempo a scrivervi,» aggiunse l'avvocato con voce grave, sporgendosi in avanti sulla scrivania. «Alice non è semplicemente venuta a curiosare. Qualcuno la sta seguendo passo dopo passo, e le ultime informazioni che possiedo indicano che la ragazza è scomparsa nel nulla proprio qui a Bologna, poche ore prima della morte di sua madre.»






