parte 2: La Risposta da Milano e il Primo Sospetto
...un trust offshore intestato a una società fantasma creata da Beatrice per sottrarre fondi aziendali al padre. Giovanni Bianchi, noto industriale farmaceutico, non era affatto lo sprovveduto che la figlia credeva. Quel rapido scambio di messaggi elettronici aprì una crepa profonda nel muro di arroganza eretto dalla famiglia della futura sposa. Giovanni mi convocò d'urgenza nel suo studio in centro a Milano per il giorno successivo, chiedendomi prove tangibili.
Nel frattempo, Marco continuava a girare per casa con un'aria distratta, ripetendomi che la sua vita stava svoltando verso il lusso e che presto mi avrebbe trasferito in una casa di riposo per anziani facoltosi, senza neanche chiedermi il permesso. Le sue parole mi trafissero il cuore, ma rafforzarono la mia determinazione. Quando mi presentai all'appuntamento con Giovanni Bianchi, indossavo il mio tailleur migliore, quello che usavo per i matrimoni e i funerali importanti.
L'uomo mi accolse dietro una scrivania di radica di noce massiccia, con gli occhi cerchiati di stanchezza e un'espressione severa. Ascoltò la mia registrazione audio della festa, sentendo la voce della moglie Caterina e le risate sprezzanti di Beatrice. Ma fu quando gli mostrai le fatture intestate al mio laboratorio artigianale — quelle che Beatrice aveva cercato di far passare come spese personali del padre per distrarre fondi — che il volto di Giovanni cambiò colore. Sbatte i pugni sulla scrivania, facendo sobbalzare i bicchieri di cristallo sul vassoio. Quella sera stessa, un terremoto silenzioso avrebbe iniziato a scuotere le fondamenta del matrimonio programmato.






