4. Alleanza nel Silenzio
Quella notte non chiusi occhio. Seduta sulla poltrona della mia camera, con la luce fioca di unaabat-jour, ripassai mentalmente ogni singolo dettaglio degli ultimi mesi. Dovevo trovare prove concrete prima di denunciare formalmente la situazione alla polizia, perché sapevo che persone ricche e influenti come la famiglia di Brenda avrebbero ribaltato ogni accusa se fossimo stati sprovvisti di un dossier inattaccabile.
Alle prime luci dell'alba, sentii un debole scricchiolio provenire dal corridoio. Aprii la porta con cautela e vidi Alice in piedi, con il suo pigiamino a stelle, che mi guardava con occhi grandi e spauriti. "Nonna, ho sete," sussurrò. La presi per mano e la portai nella mia stanza, facendole bere un sorso d'acqua fresca. "Tesoro," le dissi accarezzandole i capelli morbidi, "devi promettermi una cosa.
Da oggi in poi non mangerai e non berrai assolutamente nulla che non ti dia io personalmente. Neanche un bicchiere d'acqua, capito?" La bambina annuì solennemente, stringendosi a me come se avesse capito la gravità del pericolo che ci circondava. Nel corso della mattinata, approfittando dell'assenza di Brenda uscita per commissioni, decisi di perlustrare lo studio di mio figlio defunto, che ora era occupato da Brenda come ufficio personale.
Rovistando tra i cassetti della vecchia scrivania in noce, nascosto sotto un doppio fondo, trovai una vecchia agenda digitale protetta da password. Con un briciolo di intuizione e inserendo la data di nascita di Alice, il dispositivo si sbloccò. All'interno c'erano registrazioni audio, appunti scritti e ricevute bancarie che componevano un mosaico agghiacciante: Marco aveva scoperto che la moglie e il cognato stavano lentamente intossicandolo per impossessarsi della sua eredità e della custodia esclusiva della bambina. Il cerchio si stringeva, ma il pericolo aumentava esponenzialmente.






