2. Le Ombre nella Villa
La villa in cui vivevano mio figlio e, successivamente, la sua seconda moglie Brenda, si ergeva maestosa alla periferia di Milano, circondata da un alto cancello di ferro battuto e da un giardino incolto che sembrava riflettere la freddezza dei suoi abitanti. Quando varcammo nuovamente la soglia di quella casa, l'aria mi parve improvvisamente irrespirabile.
Brenda era in cucina, intenta a pulire i fuochi con un movimento meccanico e ossessivo. Non si voltò nemmeno quando chiudemmo la porta alle nostre spalle, ma la rigidità delle sue spalle tradiva la tensione del momento. "Hai fatto tardi con la bambina," disse con voce piatta, priva di qualsiasi calore materno. "La cena sarà fredda, anche se immagino che la signorina si rifiuterà di nuovo di toccarla." Avelsi un brivido lungo la schiena, ricordando il referto medico che tenevo ben nascosto nella tasca della borsa.
Quella donna, che fingeva indifferenza, era forse la carnefice o soltanto una pedina in un disegno molto più ampio? Feci salire Alice nella sua cameretta, rassicurandola con un dolce bacio sulla fronte prima di chiudere la porta. Scesi lentamente le scale, con il cuore che batteva all'impazzata, decisa a confrontarmi con Brenda e a cercare indizi nella zona giorno.
Ma prima che potessi dire una sola parola, il campanello suonò. Alla porta comparve Davide, il fratello di Brenda, farmacista di professione, il cui sorriso affettato e gli occhi sfuggenti mi avevano sempre dato una strana inquietudine. La sua presenza in quella casa, a quell'ora della sera, non poteva essere una semplice coincidenza. Era l'inizio di una partita a scacchi mortale in cui la posta in gioco era la vita di una bambina indifesa.






