Parte 6: Alleanze nell'Ombra
Le mie parole scossero profondamente mio marito, il quale smise di guardare il telefono e sollevò lo sguardo verso di me con un'espressione mista a orrore e confusione. Per la prima volta da quando lo conoscevo, vidi nei suoi occhi la totale assenza di certezze. La sua corazza di superiorità maschilista e borghese era completamente distrutta. «Che cosa vuoi dire?» balbettò, mentre Diana smetteva di urlare e si voltava verso di noi con il fiato sospeso, accorgendosi che la situazione stava prendendo una piega che nessuna delle sue rigide regole morali poteva controllare. «Voglio dire che il tuo capo, quello stesso direttore generale che ti ha appena inoltrato la mail con gli audio, non ha agito per caso» spiegai, appoggiandomi leggermente al tavolo per alleggerire la pressione sui punti della ferita chirurgica. «Ho trovato dei documenti nella cassaforte dello studio, quella che tieni nascosta dietro il quadro della Madonna.
Estratti conto, bonifici esteri, accordi segreti che dimostrano come tu fossi il capro espiatorio perfetto per coprire i suoi ammanchi di bilancio.» Il volto di mio marito divenne di un colore grigiastro, simile a quello della cenere. Aprì la bocca per protestare, per negare tutto, ma le parole gli morirono in gola. Sapeva che dicevo la verità, perché aveva sempre saputo dei traffici illeciti del suo superiore, accettando di fare da complice silenzioso in cambio di promozioni e lusinghe, credendosi intoccabile grazie alla protezione della parrocchia e delle conoscenze altolocate della madre.
Diana, sentendo nominare la cassaforte e i traffici illeciti, capì che la situazione era precipitata ben oltre i confini di una semplice crisi coniugale. La loro reputazione non era stata distrutta solo da un capriccio o da una vendetta privata, ma da una spietata lotta di potere aziendale in cui loro erano stati usati come pedine sacrificabili. «Dobbiamo... dobbiamo fare qualcosa» mormorò la vecchia, sedendosi pesantemente su una sedia, con le mani che le tremavano visibilmente. «Non possono rovinarci così, dopo una vita di sacrifici e rispettabilità in questa città.» «I sacrifici li ho fatti io, Diana» dissi guardandola negli occhi, con una freddezza tale che la fece sussultare. «E adesso le regole del gioco le stabilisco io.»






