L'Ombra della Casa
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L'Ombra della Casa

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Parte 10: Il Sole di Bari

Il notaio ratificò l'accordo la settimana successiva, in un ufficio freddo e impersonale nel centro di Bari, lontano dagli sguardi inquisitori della parrocchia e dei vecchi conoscenti. Quando uscii da quello studio, stringendo nella borsa i documenti definitivi che attestavano la proprietà esclusiva della villa e la mia totale indipendenza economica, il sole di Puglia mi colpì il viso con una luminosità calda e benevola, completamente diversa dalla fornace opprimente che avevo dovuto sopportare mesi prima.

Mio marito e sua madre avevano già lasciato la casa, trasferendosi in un piccolo appartamento in periferia, ridotti a fare i conti con una realtà economica precaria e con l'isolamento sociale che loro stessi avevano contribuito a creare. Non serbavo più rancore nei loro confronti; il rancore richiede un legame energetico che avevo definitivamente reciso.

Per me erano ormai soltanto ombre lontane, fantasmi di un passato infelice che apparteneva a un'altra vita. Tornai nella villa da sola, camminando a testa alta nel giardino dove un tempo mi era stato ordinato di tagliare l'erba sotto il sole cocente. I fili d'erba erano ora verdi, curati, cresciuti rigogliosi grazie alla cura e alla pazienza che avevo saputo dedicarvi.

Aprii la porta d'ingresso con le mie chiavi, respirando a fondi polmoni l'aria pulita di una casa che ora apparteneva unicamente a me. Salii al piano superiore, entrai in quella cucina che era stata teatro di tante battaglie silenziose, e mi versai un bicchiere d'acqua fresca, sorseggiandolo lentamente di fronte alla grande vetrata che dava sul mare. Il corpo non mi faceva più male; le ferite erano guarite, lasciando spazio a una forza interiore che nessuno avrebbe mai più potuto scalfire. La mia storia a Bari non era finita con una sconfitta, ma con la più radiosa delle vittorie: quella di una donna che, dalle ceneri della tirannia domestica, aveva saputo ricostruire interamente se stessa.