parte9: La Chiamata Anonima
Il display del telefono cellulare di Mai continuava a illuminarsi e vibrare sul legno scuro del comodino, emettendo un ronzio sordo che lacerava la fragile tregua conquistata in quella stanza d'ospedale. Nessuna delle due aveva il coraggio di toccare l'apparecchio. Per Mai, quel piccolo schermo rettangolare era diventato il simbolo tangibile di un incubo senza fine, una porta aperta su un mondo di menzogne e ricatti che minacciava di travolgere anche quel poco che le era rimasto: suo figlio appena nato e l'amore incondizionato di sua madre.
— «Non rispondere, Mai,» disse la signora Lan con voce ferma, osservando l'apparecchio con lo sguardo tagliente di chi sa riconoscere il pericolo prima ancora che si manifesti. «Chiunque sia a chiamare a quest'ora della notte da un numero schermato non cerca un chiarimento, ma un modo per ricattarti o per coprire le tracce che ci sono sfuggite.»
Mai annuì debolmente, stringendo le lenzuola bianche con le nocche sbiancate dalla tensione. Tuttavia, dopo il quarto squillo consecutivo, la vibrazione si interruppe bruscamente, sostituita immediatamente dalla notifica di un messaggio di testo in arrivo. Mai trattenne il fiato e allungò una mano tremante per afferrare il telefono, sbloccandolo con il codice numerico manuale poiché il riconoscimento facciale continuava a fallire a causa delle lacrime e del tremore.
Aprì l'applicazione di messaggistica. Sullo schermo apparve un testo breve, gelido e minaccioso: «Signora Mai, se tiene alla salute di suo figlio e alla libertà di suo marito, farebbe bene a convincere sua madre a ritirare il secondo fascicolo depositato in Procura. Abbiamo le copie di tutto, e non ci vorrà molto a rendere pubblica la cartella clinica segreta del vecchio incidente di famiglia di vostra madre. Pensateci bene prima che sia troppo tardi.»
Un brivido gelido, simile a una scarica elettrica, attraversò la schiena di Mai. Il telefono le scivolò quasi di mano, rimbalzando pesantemente sul materasso. La giovane sgranò gli occhi in un terrore cieco, mentre il colore le si drappeggiava via dal volto, lasciandola cadaverica.
— «Mamma... m-guarda...» balbettò Mai con la voce strozzata dal panico, spingendo il telefono verso la madre affinché potesse leggere quelle righe infami. «Sanno di noi... sanno del vecchio incidente di famiglia... dicono che colpiranno il bambino... mamma, ho paura!»
La signora Lan prese il telefono con estrema calma. Lesse il messaggio una, due volte, con una lentezza glaciale che contrastava nettamente con il panico isterico che stava divorando la figlia. Non un muscolo del suo viso si contrasse; non un briciolo di paura trapelò dai suoi occhi scuri e profondi. Anzi, un leggero, quasi impercettibile sorriso di sfida affiorò sulle sue labbra sottili.
— «Figlia sciocca,» mormorò la signora Lan con un filo di voce che esprimeva una superiorità schiacciante nei confronti di chi si celava dietro quello schermo anonimo. «Pensano di farci paura usando le stesse armi della vile intimidazione mafiosa. Credono che il passato possa essere usato come una catena per tenerci in ostaggio.»
— «Ma mamma, parlano del vecchio incidente di papà! Di quello che è successo vent'anni fa... dicono che...» Mai non riusciva neppure a pronunciare la frase per intero, sopraffatta dal terrore che i fantasmi del passato potessero macchiare l'innocenza del suo neonato.
— «Lascia che parlino, lascia che provino a tirare fuori quel finto scandalo,» la interruppe la signora Lan con un tono che non ammetteva repliche, posando il telefono sul tavolino con un tonfo secco. «Quello che loro chiamano un segreto compromettente è stato accertato e archiviato dai giudici vent'anni fa come un tragico incidente sul lavoro provocato proprio da chi oggi cerca di ricattarci.
Credi davvero che io non fossi preparata a questa mossa? Credi che abbia consegnato alla Procura solo metà dei documenti? Figlia mia, la copia che ho dato all'ispettrice Elena e alla Guardia di Finanza è solo la terza parte del dossier. La copia originale, con tutte le intercettazioni telefoniche, i bonifici bancari esteri e i nomi dei mandanti politici di alto livello, si trova già in un luogo sicuro, custodita da persone che scatteranno automaticamente non appena io dovessi smettere di dare notizie di me ogni ventiquattro ore.»
Mai rimase a bocca aperta, fissando la madre come se la vedesse per la prima volta nella sua vita. Non era una semplice pensionata coraggiosa; era una stratega implacabile che aveva pianificato ogni singola mossa di quella partita a scacchi con anni di anticipo, prevedendo ogni mossa di riscatto da parte dei complici di Giuliano.
— «Quindi... sapevi che ci avrebbero ricattati?» chiese Mai con un fil di voce, incredula.
— «Sapevo che i topi, quando vengono messi all'angolo, cercano di mordere prima di morire,» rispose la signora Lan con una calma olimpica, voltandosi verso la porta della stanza, che in quel preciso istante emise un leggero scatto metallico, come se qualcuno stesse armeggiando con la maniglia dall'esterno.






