parte8: La Rete dei Complici
Il nome del professor Moretti risuonò nella stanza ovattata come un eco pesante, caricando l'atmosfera di un'ansia ancora più opprimente. Mai sentì il respiro farsi corto, quasi doloroso, mentre le ultime difese psicologiche con cui aveva cercato di giustificare o circoscrivere i crimini del marito crollavano fragorosamente. Non si trattava soltanto di un primario corrotto che intascava tangenti su macchinari obsoleti; si trattava di un vero e proprio sistema mafioso radicato nei piani alti della sanità regionale, un sistema di ricatti, minacce e favori incrociati che aveva permesso a Giuliano di scalare i vertici del potere ospedaliero calpestando le carriere e la dignità di decine di professionisti onesti.
— «Ricatti politici...» mormorò Mai con voce flebile, fissando incredula il direttore sanitario. «Mio marito non era solo un ladro di fondi... faceva parte di qualcosa di molto più grande, vero?»
Il professor Moretti abbassò lo sguardo, annuendo lentamente con un'espressione di cupo rammarico. «Sì, signora Mai. Per anni nessuno ha osato fiatare contro di lui perché sapeva di avere in mano le chiavi della bocca di molti direttori generali, assessori e primari collusi. Chiunque provasse a denunciare le irregolarità nei concorsi o nei reparti veniva improvvisamente trasferito in sedi periferiche, screditato professionalmente o colpito da procedimenti disciplinari fabbricati ad arte. Il dottor Giuliano era il braccio armato di un comitato d'affari che lucrava sulla salute dei cittadini.»
Mentre il direttore parlava, la signora Lan rimase immobile accanto alla finestra, con le braccia conserte sotto il cappotto logoro, osservando la scena con la fredda precisione di un falco che controlla il proprio territorio. Non c'era traccia di sorpresa sul suo volto; lei sapeva già tutto, aveva ricostruito ogni singolo anello di quella catena criminale mesi prima, raccogliendo prove, registrazioni audio nascoste, ricevute bancarie cifrate e lettere di minacce che i medici vittime del sistema le avevano consegnato in gran segreto, fidandosi unicamente della sua discrezione e della sua incorruttibile integrità morale.
— «E adesso cosa succederà, Direttore?» domandò Mai con gli occhi lucidi, stringendo disperatamente le lenzuola del letto d'ospedale. «L'inchiesta si fermerà a Giuliano, oppure...»
— «L'arresto di suo marito è solo la punta dell'iceberg,» intervenne uno dei due carabinieri in alta uniforme facendo un passo avanti con fare solenne. «Il fascicolo consegnato dalla signora Lan alla Procura contiene i nomi di almeno altri sei alti funzionari della Regione e di tre primari di cliniche private collegate. Nelle prossime ore ci saranno altri mandati di cattura e perquisizioni domiciliari in tutta la provincia. Signora Mai, la sua famiglia, per quanto riguarda la posizione di suo marito, dovrà affrontare un processo durissimo, ma grazie alla collaborazione e al coraggio della signora sua madre, lo Stato ha finalmente ripreso il controllo di questo ospedale.»
Mai voltò lentamente il capo verso la madre. Le parole le morirono in gola. Per anni aveva creduto che sua madre fosse una donna debole, dipendente dall'aiuto economico del genero arrogante, una presenza silenziosa da tollerare nelle feste di famiglia o da relegare in un angolo della casa. Invece, quella donna minuta e silenziosa aveva appena salvato centinaia di vite umane, sgominando un sistema di potere corrotto che nessuno aveva mai avuto il coraggio di scalfire.
— «Mamma...» singhiozzò Mai, lasciandosi finalmente andare a un pianto liberatorio, coprendosi il volto con le mani. «Perché non mi hai detto nulla prima? Perché hai dovuto sopportare tutto questo da sola, in silenzio, senza chiedere aiuto a nessuno?»
La signora Lan si avvicinò lentamente al letto, si sedette accanto alla figlia e le cinse le spalle con un abbraccio caldo e protettivo, lo stesso abbraccio che le aveva dato il giorno in cui era rimasta orfana di padre, tanti anni prima.
— «Perché la verità non si grida, Mai,» sussurrò la signora Lan all'orecchio della figlia con voce dolce e ferma. «La verità si costruisce giorno dopo giorno, con la pazienza, con lo studio, con il silenzio di chi sa aspettare il momento giusto per colpire senza dare scampo a chi mente. Tu avevi i tuoi sogni, la tua vita con Giuliano, la gioia di questa gravidanza... non volevo appesantire il tuo cuore prima che fossi pronta a vedere la realtà con i tuoi occhi. Ma ora che il velo è caduto, dobbiamo camminare insieme, a testa alta, senza paura.»
Il professor Moretti e i carabinieri fecero un cenno di rispetto, indietreggiando silenziosamente verso la porta della stanza e chiudendola dietro di sé con delicatezza, lasciando madre e figlia da sole nel crepuscolo della sera. Ma la quiete ritrovata durò pochissimo: mentre il silenzio tornava a calare nella stanza, il telefono cellulare di Mai, poggiato sul comodino, riprese a vibrare violentemente con una chiamata in arrivo da un numero sconosciuto. Un numero che avrebbe cambiato ancora una volta le carte in tavola.






