PARTE 8: L'ULTIMO AGGUATO NELLA SERRA DI VETRO
Il cielo sopra il Lago di Garda si era rapidamente coperto di nubi plumbee, preannunciando un temporale autunnale furioso. All'interno della villa, l'atmosfera si fece istantaneamente tesa. Senza perdere un solo secondo in esitazioni, Katia fece cenno a Lorenzo di rimanere al sicuro nello studio blindato insieme al notaio, mentre lei stessa estrasse dalla fondina nascosta nella borsetta una piccola pistola semiautomatica legalmente detenuta per la sua protezione personale.
"Mamma, è troppo pericoloso! Lascia che chiami la scorta o la polizia!" esclamò Lorenzo con voce allarmata, tentando di trattenerla per un braccio. "La polizia arriverà tra venti minuti a causa del traffico bloccato sul ponte, e noi non abbiamo venti minuti," rispose Katia con uno sguardo freddo e determinato che non ammetteva repliche. "Questo è il momento in cui chiudo i conti con il passato, una volta per tutte." Uscì sul retro della villa, facendosi scudo tra le grandi piante ornamentali del giardino d'inverno mentre la pioggia iniziava a cadere battente, sferzando le ampie vetrate della serra botanica.
I lampi illuminavano a intermittenza il paesaggio circostante, proiettando ombre spettrali tra le foglie tropicali. All'interno della serra, la luce bluastra dei server di backup accesi brillava nel buio. Una figura scura, avvolta in un impermeabile nero con il cappuccio tirato giù sul viso, stava armeggiando freneticamente con i cavi di alimentazione del terminale principale, tentando di cancellare i file cifrati prima che la sincronizzazione automatica completasse il trasferimento dei dati alla Procura.
Katia avanzò con passo felpato, calpestando silenziosamente il terreno bagnato, finché non fu a pochi metri dall'intruso. "Fermo dove sei," ordinò la sua voce gelida, echeggiando secca contro le pareti di vetro della serra mentre puntava l'arma dritta verso la schiena della figura incappucciata. L'intruso si bloccò di colpo. Per un istante regnò il silenzio più assoluto, rotolato solo dal fragore del tuono che squarciò il cielo sopra il lago.
Poi, la figura si voltò lentamente, abbassando il cappuccio. A sorpresa, non si trattava di uno sghiacciato o di un sicario professionista, bensì di Beatrice, la giovane collega che undici anni prima aveva preso il posto di Katia accanto a Marco e che aveva gestito gran parte dei conti occulti all'estero durante la sua assenza. Aveva il volto sfigurato dalla tensione e dagli occhi cerchiati per la disperazione.
"Katia..." ansimò la donna con voce strozzata, tenendo le mani alzate in segno di resa ma con un sorriso isterico sulle labbra. "Hai vinto tu... hai distrutto tutto ciò che abbiamo costruito in un decennio con un solo colpo di chiave." "Non avete costruito nulla, Beatrice," rispose Katia senza abbassare la pistola, mantenendo i nervi d'acciaio. "Avete solo rubato il futuro a una madre e a un figlio, edificando le vostre fortune sulle macerie della menzogna." Beatrice fece un passo falso all'indietro, urtando accidentalmente contro una scaffalatura di vasi di terracotta che caddero rovinosamente a terra in mille pezzi, mentre con la mano destra cercava fulmineamente di estrarre un piccolo detonatore tascabile collegato a una carica di fumo per coprire la fuga.
"Se non posso salvare il mio impero, allora distruggerò tutto insieme a voi!" urlò Beatrice, premendo il pulsante del dispositivo. Un denso fumo acre iniziò a riempire istantaneamente la serra, riducendo la visibilità a zero e scatenando il panico. Ma Katia, che aveva previsto ogni mossa disperata dei suoi nemici, non si lasciò cogliere alla sprovvista.
Chiuse gli occhi per un istante, memorizzando la disposizione geometrica della stanza e, con un balzo deciso, si avventò attraverso la nebbia fumogena, bloccando i polsi di Beatrice e disarmandola prima che potesse azionare qualsiasi altro meccanismo distruttivo. Il fumo iniziò a diradarsi lentamente mentre le sirene delle volanti della polizia, finalmente giunte sul posto, urlavano all'esterno del cancello principale, pronte a mettere la parola fine all'incubo.






