LA SENTENZA IN SALA PARTO E LA CHIAVE CHE RIECHEGGIA DAL PASSATO
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LA SENTENZA IN SALA PARTO E LA CHIAVE CHE RIECHEGGIA DAL PASSATO

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PARTE 6: IL RICATTO DELL'AVVOCATO CORROTTO

Il documento legale estratto dalla busta sigillata non era una semplice richiesta di conciliazione, bensì un ricatto sfacciato firmato da Giorgio Moretti, il famigerato avvocato penalista che per anni aveva protetto gli affari illeciti di Marco. Moretti sapeva di essere finito nel mirino della magistratura e, prima che le manette scattassero anche per lui, stava tentando il tutto per tutto per estorcere denaro e la revoca delle denunce a Katia.

Nel testo del documento si minacciava di rendere pubbliche presunte irregolarità fiscali risalenti alla gestione del vecchio patrimonio paterno, inventate di sana pianta per infangare la reputazione della famiglia di Katia e mettere in dubbio la legittimità della sua immensa ricchezza accumulata all'estero. "Pensano davvero di potermi spaventare con questi mezzucci da quattro soldi?" mormorò Katia con un tono di voce gelido, posando il foglio sul tavolo con estrema calma.

Lorenzo, seduto accanto a lei, osservava la madre con un misto di ammirazione e apprensione. Aveva trascorso l'intera mattinata a metabolizzare la verità sulla sua nascita, e ora vedeva la donna che lo aveva generato muoversi con la precisione millimetrica di una stratega navigata, capace di fronteggiare qualsiasi minaccia senza battere ciglio. "Mamma, quell'avvocato...

Moretti è considerato intoccabile a Verona," disse il ragazzo con tono preoccupato. "Ha legami con i giudici corrotti e con i banchieri più potenti della regione. Se decide di scatenare la sua stampa contro di noi, la situazione potrebbe diventare molto complicata, anche se abbiamo le prove degli illeciti di Marco." Katia sorrise appena, accarezzandogli dolcemente una spalla per rassicurarlo.

"Nessuno è intoccabile, Lorenzo, quando si scontra con la verità e con le prove schiaccianti," rispose con fermezza. "Moretti ha commesso un errore fatale: ha pensato di poter applicare le vecchie regole a una partita che non controlla più. I fondi che gestisco non passano per i circuiti tradizionali che lui sa corrompere; fanno capo a una holding internazionale blindata da trattati di protezione sovranazionale." Senza perdere un solo istante, Katia estrasse il telefono satellitare cifrato e digitò un numero diretto con la sede principale della sua società d'investimenti a Ginevra.

Diede istruzioni precise al suo capo dell'ufficio legale europeo: congelare immediatamente tutti i beni mobili e immobili intestati a prestanome riconducibili allo studio legale di Giorgio Moretti, e inoltrare alla Guardia di Finanza di Verona il dossier completo sui conti cifrati offshore dell'avvocato. Mentre Katia impartiva gli ordini con voce fredda e autoritaria, il campanello della villa suonò nuovamente, questa volta con insistenza ossessiva.

Non si trattava di un corriere né di un collaboratore abituale. Dalle telecamere a circuito chiuso collocate all'ingresso della tenuta, la guardia giurata segnalò la presenza di tre individui sospetti che pretendevano di entrare scavalcando il cancello principale, guidati dallo stesso avvocato Moretti in persona, visibilmente alterato e fuori di sé dalla rabbia.

"Signora, sono qui fuori! So che mi ascoltate!" urlava la voce gracchiante di Moretti attraverso l'interfono della villa, captata dalle casse del sistema di sicurezza. "Avete venti minuti per ritirare le denunce contro Marco, altrimenti pubblicherò documenti che distruggeranno la memoria di vostro padre e rovineranno per sempre la reputazione di vostro figlio!" Il volto di Lorenzo si contrasse per la rabbia e l'indignazione a quelle parole infamanti.

Fece per scattare in piedi e correre verso la porta, ma Katia fu più veloce di lui. Lo prese per mano, stringendola forte e bloccandolo con uno sguardo che non ammetteva repliche. "Lasciali urlare, Lorenzo," disse Katia con un sorriso tagliente. "Chi urla così disperatamente ha già perso la partita." Proprio in quel momento, mentre le urla di Moretti continuavano a risuonare all'esterno, il cancello automatico della villa non si aprì per farli entrare, bensì si aprì per far uscire due blindati della Guardia di Finanza seguiti da tre auto civette della polizia giudiziaria, che circondarono istantaneamente l'avvocato e i suoi scagnozzi prima che potessero compiere un solo passo oltre la proprietà privata.

I lampeggianti blu accesero la nebbia del mattino. Moretti fu immobilizzato contro il cofano della sua auto di lusso, mentre le manette gli stringevano i polsi. Aveva appena ricevuto la notifica del congelamento di tutti i suoi beni e dei mandati d'arresto per estorsione aggravata e associazione a delinquere. Katia osservò la scena dalla finestra del salotto, sorseggiando lentamente il suo tè, consapevole che la prima grande battaglia era vinta, ma che il vero mandante occulto di tutta la cospirazione, colui che nell'ombra muoveva i fili della finanza veronese, non era ancora stato smascherato.