PARTE 12: Il confronto sulla banchina
"Se fate un solo passo avanti, getto il bambino in acqua!" ha urlato l'uomo con voce roca e isterica dal ponte dello yacht intrappolato. Il mio cuore sembrava aver smesso di battere. Il mondo intorno a me era svanito; c'era solo quel piccolo fagotto rosa tra le sue mani ruvide. Gli agenti di polizia hanno trattenuto il respiro e hanno fatto un passo indietro per non spingere ulteriormente l'uomo all'angolo.
Il signor Van Dijk è corso ad aiutarmi e mi ha trattenuto quando ho cercato di correre sul molo da sola. "Aspetta, lascia che i negoziatori..." ha iniziato, ma mi sono liberata. Ho corso verso il bordo della banchina, proprio di fronte allo yacht, e ho urlato con tutta la forza che avevo in corpo: "No! Non farlo! Non le fare del male!" L'uomo mi ha guardato con gli occhi sgranati.
"Hai rovinato tutto! Avresti dovuto stare zitta!" ha gridato in risposta, tenendo il fagotto sopra l'acqua scura e vorticosa. In quel preciso istante ho sentito un rumore che non mi aspettavo: il ronzio soffuso di un drone della polizia che fluttuava silenziosamente fuori dalla nebbia sopra lo yacht. Rapidissimo, il drone ha emesso una luce accecante direttamente negli occhi dell'uomo, costringendolo a stringere le palpebre per il disorientamento e a perdere l'equilibrio.
Quella fu la frazione di secondo che la squadra tattica stava aspettando. Con un rapido salto dalla motovedetta, due agenti sono saliti a bordo, hanno atterrato l'uomo a terra e gli hanno strappato il fagotto rosa dalle braccia. Pochi secondi dopo, il pianto di un bambino ha risuonato sull'acqua. Suonava più forte che mai.






