MIO MARITO VOLEVA TUTTO, TRANNE NOSTRO FIGLIO.
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MIO MARITO VOLEVA TUTTO, TRANNE NOSTRO FIGLIO.

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Il metallo della pistola nella mano di Mark rifletteva i bagliori della pioggia che continuava a cadere incessante all'esterno del capannone. La sua figura era immobile sulla soglia, le spalle sollevate da un respiro affannoso e sconnesso. Non era più l'uomo d'affari elegante e impeccabile in abito blu scuro che poche ore prima sedeva con superiorità nell'aula del tribunale. I suoi capelli erano scompigliati, gli occhi sbarrati e venati di rosso, e la giacca era macchiata d'acqua e fango.

«Sapevo che ti avrei trovata qui con lui», disse Mark, la sua voce risuonò come un ruggito spezzato nell'eco del deposito abbandonato. «Sapevo che Roberto avrebbe cercato di vendersi l'unica cosa che gli restava per salvarsi la pelle».

Roberto fece tre passi indietro, alzando le mani in segno di resa, mentre il suo volto si svuotava di ogni colore. «Mark, ascoltami... fermati! Stai peggiorando le cose! Se fai una pazzia adesso, per te è finita del tutto!»

«Per me è già finita!» urlò Mark, muovendo un passo verso di noi e puntando l'arma alternativamente contro di me e contro il suo ex socio. «Mi avete tolto tutto! Oggi in quell'aula mi avete incastrato! La Finanza ha già notificato il sequestro cautelativo delle auto e della mia quota societaria! I creditori stanno bloccando i miei conti personali! Mi resta solo questa notte prima che emettano un mandato di cattura!»

Rimasi bloccata accanto all'armadietto 142, la busta imbottita stretta contro il petto. Il terrore mi paralizzava i muscoli, ma dentro di me l'immagine di mio figlio Tommy che mi aspettava a casa mi impose di rimanere lucida. Non potevo permettere che quell'uomo distruggesse la nostra vita per la seconda volta.

«Mark, abbassa quella pistola», dissi cercando di mantenere un tono di voce più calmo e fermo possibile, anche se le mie gambe tremavano vistosamente. «I tuoi soldi e le tue società non valgono la tua libertà o la vita di qualcuno. Puoi ancora fermarti. Lascia andare me e Roberto, prendi quello che ti resta e gestisci la cosa con i tuoi legali».

«Gestire cosa, Laura?!» sbraitò Mark, lasciando andare una risata isterica. «Non c'è niente da gestire! La clausola che mi hai fatto firmare mi addossa sette milioni di euro di debiti! Tu ti sei presa la custodia di Tommy, ti sei tenuta il fondo pulito e mi hai lasciato con una montagna di debiti e un'imputazione per frode! Credi che io sia così stupido da non capire che dentro quella busta ci sono i documenti che provano che la società shell era gestita da me?»

Si avvicinò di un altro passo, riducendo la distanza che ci separava a meno di tre metri. «Dammi quella busta, Laura. Dammi la busta e la chiavetta USB. Se distruggo quelle prove, la responsabilità della società shell ricadrà su tuo padre e su di te, proprio come avevo pianificato. E la Finanza dovrà rivalersi sul fondo fiduciario di Tommy per coprire i buchi contabili!»

A quelle parole, la paura che mi dominava si trasformò istantaneamente in una rabbia pura e incandescente. L'uomo che avevo amato, l'uomo con cui avevo condiviso dodici anni della mia vita e che era il padre di mio figlio, era pronto a distruggere il futuro di Tommy pur di salvare se stesso dalla prigione e dalla bancarotta.

«Sei un mostro, Mark», dissi a denti stretti, stringendo la busta con ancora più forza. «Non ti darò proprio niente. Non toccherai mai più mio figlio e non toccherai il suo futuro».

«Dammela!» urlò Mark, compiendo un balzo in avanti e sollevando l'arma all'altezza dei miei occhi.

In quel preciso istante, Roberto tentò la sua mossa disperata. Si lanciò addosso a Mark di fianco, afferrandogli il braccio nel tentativo di disarmarlo. I due uomini crollarono a terra sull'asfalto sconnesso del capannone, dimenandosi e lottando ferocemente nell'oscurità.

Un colpo di pistola esplose nell'aria con un boato sordo, rimbombando tragicamente tra le pareti di lamiera.

Mi coprii le orecchie d'istinto, lasciando andare un grido. Per un secondo che sembrò un'eternità, il movimento a terra si bloccò. Poi, uno dei due corpi si accasciò pesantemente da un lato, mentre l'altro cercava affannosamente di rialzarsi, stringendo l'arma tra le mani insanguinate.