IL SEGRETO DI NATALIE
News Story

IL SEGRETO DI NATALIE

1,487 visualizzazioni

Il suono del vetro infranto tagliò l'aria dell'appartamento come una scarica elettrica. Lasciai cadere il cacciavite che tenevo in mano e mi precipitai fuori dalla stanza dei bambini con il cuore in gola.

Nel soggiorno, la grande finestra che dava sul balcone di servizio era andata completamente in frantumi. Mille schegge di vetro giacevano sparse sul pavimento e, al centro della stanza, svettava la figura disordinata e spaventosa di Evelyn.

Non era più la donna elegante e impeccabile che avevo conosciuto. Indossava un lungo impermeabile scuro macchiato di fango, i suoi capelli biondi erano arruffati e unti, e le sue occhiaie profonde le scavavano il volto conferendole un aspetto maniacale. Nella mano destra stringeva una pistola nera, puntata dritto contro Natalie che si era retratta contro la parete della cucina, cercando di proteggere d'istinto il passaggio verso la camera dei gemelli.

«Evelyn! Ferma!» gridai, frapponendomi immediatamente tra l'arma di Evelyn e Natalie. «Abbassa quella pistola! È finita, lo sai anche tu!»

Evelyn emise una risata stridula e isterica, un suono spaventoso che tradiva la completa perdita della sanità mentale. «Finita? Niente è finito, Luca! Pensi che io mi lasci marcire in una prigione per il resto dei miei giorni mentre tu giocate alla famiglia felice con questa stracciona e i suoi bastardi?!»

«Evelyn, ti prego,» disse Natalie con voce tremante ma carica di spaventosa determinazione. «Prendi quello che vuoi, ci sono soldi in casa, prendi le mie chiavi, ma non fare del male ai miei figli!»

«I tuoi figli!» sputò Evelyn con odio puro, muovendo un passo minaccioso verso di noi e facendo scricchiolare i vetri sotto le sue scarpe. «Quei bambini avrebbero dovuto essere miei! Se tu fossi sparita cinque anni fa come dovevi, io avrei avuto tutto! Avevo progettato ogni cosa! Avrei convinto Luca ad adottare un bambino e l'avrei cresciuto come il solo erede della Holding! Tu hai rovinato il mio piano perfetto con la tua stupida gravidanza!»

In quel momento capii l'abisso della follia di Evelyn. Non si trattava solo di denaro o potere; Evelyn era ossessionata dal controllo totale sulla mia vita e sul mio patrimonio, e l'esistenza di Natalie e dei gemelli rappresentava l'unica falla insolubile nel suo disegno demoniaco.

«Sei stata tu a rovinare tutto, Evelyn,» dissi, cercando di mantenere la voce più calma possibile e muovendo un millimetro alla volta verso di lei per distrarla. «Tu e Victor avete distrutto l'azienda con la vostra avidità. La polizia è già sulle tue tracce. L'avvocato mi ha appena avvisato che le pattuglie stanno arrivando qui. Non hai nessuna via di fuga.»

«Se non posso avere la mia vita, allora non l'avrete neanche voi!» urlò lei, e con un gesto fulmineo armò il cane della pistola, puntandola dritto al petto di Natalie.

Tutto accadde in una frazione di secondo.

Quando vidi le dita di Evelyn contrarsi sul grilletto, non pensai a niente. Non pensai alla mia sicurezza, alla mia Holding o alle mie colpe passate. Vidi solo la donna che avevo ripreso ad amare e la madre dei miei figli. Mi lanciai in avanti con tutto il peso del mio corpo, spingendo Natalie di lato proprio mentre un boato sordo rimbombava nel piccolo soggiorno.

Un dolore acuto, bruciante come un ferro rovente, mi trapassò la spalla sinistra, mandandomi a terra contro il tavolo da pranzo. Il sangue caldo cominciò immediatamente a inzuppare la mia camicia bianca.

«Luca!» urlando con disperazione, Natalie cadde a terra accanto a me, cercandomi di coprire con il suo corpo.

Evelyn ricaricò l'arma, il suo volto deformato da una smorfia di pura follia. «Ora tocca a te, Natalie!»

Ma prima che Evelyn potesse premere nuovamente il grilletto, la porta d'ingresso dell'appartamento fu abbattuta con un colpo devastante. Gli agenti di polizia e le teste di cuoio fecero irruzione nella stanza con le armi spianate.

«Polizia! Getta l'arma! Getta l'arma subito!» urlarono le voci degli agenti.

Evelyn si voltò verso la polizia panico, alzando l'arma d'istinto verso i poliziotti. Un secondo boato risuonò nella stanza. Evelyn si bloccò di colpo, lo sguardo spalancato sulla parete di fronte. La pistola le scivolò dalle dita prive di forza, cadendo sul pavimento con un rumore metallico. Poi le sue ginocchia cedettero e crollò a terra a peso morto, immobile tra le schegge di vetro.

Il soggiorno si riempì di fumo, di urla di soccorritori e del pianto disperato dei gemelli che si era alzato spaventato dalla stanza accanto.

Natalie si piegò su di me, premendo disperatamente le sue mani sulla mia ferita alla spalla per fermare l'emorragia che continuava a scorrere abbondante. «Luca! Rimani con me! Ti prego, guarda me! Non chiudere gli occhi!»

La mia vista cominciava ad appannarsi, il dolore alla spalla si stava trasformando in un freddo pungente che si diffondeva in tutto il corpo. Ma vedevo il volto di Natalie sopra di me, coperto di lacrime, e sentivo la caldezza delle sue mani sulla mia pelle.

«Natalie...» bisbigliai con fatica, cercando la sua mano libera con la mia. «I bambini... stanno bene?»

«Stanno bene, Luca! Stanno bene!» piangeva lei, stringendo la mia mano tra le sue con una forza che non le avevo mai conosciuto. «I soccorritori sono qui! Resisti, ti prego! Non puoi lasciarmi di nuovo sola! I tuoi figli hanno bisogno di te!»

Un sorriso stanco comparve sulle mie labbra sbiadite. «Ho fatto... la cosa giusta... stavolta?»

«Sì, Luca... sì!» gridò lei, baciandomi la fronte mentre i paramedici la scostavano delicatamente per applicarmi una maschera d'ossigeno e un compressore d'emergenza. «Hai salvato la nostra vita! Ora devi salvare la tua!»

Mentre mi caricavano sulla barella e le luci stroboscopiche dell'ambulanza cominciavano a balenare attraverso i vetri rotti del soggiorno, spostai lo sguardo un'ultima volta verso la porta della stanza da letto. Natalie era lì, stretta tra gli agenti che la confortavano, con i due gemelli in braccio che piangevano.

Poi il buio mi avvolse completamente.

---