L'Ombra del Grand Hotel: Il Prezzo dell'Arroganza
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L'Ombra del Grand Hotel: Il Prezzo dell'Arroganza

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Il suono del vetro infranto rimbombò nella stanza adiacente con una nitidezza spaventosa. Mi bloccai a metà tastiera, il cuore che batteva a martello nel petto. Lily si mosse nel letto, girandosi dall'altro lato, ma fortunatamente non si svegliò.

Mi avvicinai lentamente alla parete divisoria che separava la mia suite dalla 902. Appoggiai l'orecchio sul rivestimento in legno pregiato. Il silenzio che seguì il tonfo fu ancora più inquietante della rottura del vetro.

«Raccogli subito quei pezzi, idiota!» la voce ruvida dell'uomo con la valigetta risuonò soffocata ma distinta. «Se qualcuno sente qualcosa nei corridoi, manda all'aria tutto il piano prima che arrivino i trasferimenti da Ginevra!»

«Mi... mi scusi, signor Webber», la voce che rispose era tremante, visibilmente terrorizzata. La riconobbi all'istante. Non era Karl, né un altro uomo di sicurezza. Era Lupita, la donna delle pulizie che poche ore prima mi aveva aiutato alla reception con tanta umanità. «Ero venuta solo a portare i teli supplementari che erano stati segnati nel registro di servizio... Non sapevo ci fosse qualcuno in questa stanza. Risultava in manutenzione!»

«La manutenzione è una copertura, stupida donna!» ruggì Webber. «E ora hai visto quello che non dovevi vedere.»

Sentii il rumore di un brusco trambusto, seguito da un sospiro soffocato. Lupita doveva essere stata afferrata per le braccia o spinta contro un mobile.

«Webber, calmati», intervenne una terza voce. Un brivido gelido mi percorse la schiena. Conoscevo quel tono elegante, forbito e freddamente calcolatore. Era Richard Sterling, il Direttore Generale del mio hotel. «Non possiamo permetterci incidenti violenti all'interno della struttura prima di domani sera. Se la polizia mette piede qui dentro prima della firma del contratto, la Vance Hospitality subirà un'ispezione fiscale straordinaria e saremo rovinati tutti.»

«E allora cosa facciamo con lei?» ringhiò Webber. «Ha visto la valigetta aperta. Ha visto i documenti di trasferimento della proprietà delle azioni!»

«La terranno chiusa nel deposito biancheria del seminterrato finché il gala non sarà terminato e i fondi trasferiti sul conto offshore», ordinò Sterling con assoluta freddezza. «Patrick e Karl si occuperanno di custodirla. Nessuno noterà la sua assenza fino a domani pomeriggio, quando la notizia del suo licenziamento per presunto furto verrà ufficializzata.»

«Un furto?» implorò Lupita, la voce spezzata dalle lacrime. «Signor Sterling, la prego! Ho lavorato qui per otto anni! Non ho mai preso nulla! Mia figlia ha bisogno di me domattina...»

«Taci!» la interrompette Sterling. «Ringrazia che non ti facciamo fare una fine peggiore. Karl, prendila e portala via dall'ascensore di servizio. Assicurati che non incroci nessuno.»

Dietro la parete, sentii il rumore di passi pesanti che si allontanavano verso la porta di servizio della stanza, seguito dal clic della serratura che si chiudeva.

Ero paralizzata nella mia suite, le mani strette a pugno fino a farmi sbiancare le nocche. Il quadro era ora spaventosamente chiaro: Richard Sterling non stava solo derubando l'hotel attraverso la gestione di stanze fantasma. Stava vendendo illegalmente le azioni della società a un gruppo estero guidato da Webber, falsificando i documenti di bilancio e incastrando una donna innocente che aveva l'unica colpa di essere stata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

E la stessa donna che stasera mi aveva difeso dall'arroganza di Patrick e Karl stava per essere distrutta da questo nido di vipere.

Non potevo rimanere a guardare. Se avessi chiamato la polizia locale in quel momento, Sterling avrebbe potuto usare le sue conoscenze per insabbiare tutto o far sparire Lupita prima dell'arrivo delle pattuglie. Dovevo agire personalmente, ma dovevo farlo senza mettere in pericolo mia figlia Lily.

Mi precipitai verso la scrivania, estrassi il telefono e digitai un numero d'emergenza diretto. Rispose dopo due soli squilli.

«Clara? È successo qualcosa?» la voce di Arthur Pendelton, il mio capo della sicurezza aziendale a livello globale ed ex agente delle forze speciali, era vigile nonostante l'ora tarda.

«Arthur, ascoltami molto attentamente», dissi a bassa voce, tenendo d'occhio la porta della suite. «Sono al Grand Hotel di città. La situazione è estremamente grave. Il direttore Richard Sterling sta orchestrando una frode finanziaria massiccia e il sequestro di persona di una nostra dipendente. C'è di mezzo il trasferimento illegale di azioni societarie a un gruppo straniero.»

Dall'altro lato della linea ci fu un secondo di silenzio assoluto, seguito dal suono di carte che venivano spostate.

«Sotto i tuoi ordini, Clara. Cosa ti serve?»

«Voglio che tu e una squadra fidata di sicurezza privata arriviate qui entro due ore. Ma non dovete entrare dalla hall principale. Usate gli ingressi di servizio sotterranei. Ho bisogno che tu blocchi tutti gli accessi ai server centrali dell'hotel e che prepari un blitz silenzioso al deposito biancheria al piano interrato. C'è una donna di nome Lupita che è stata appena rinchiusa lì. Deve essere salvata senza che Sterling o i suoi uomini se ne accorgano.»

«Ricevuto», rispose Arthur con la massima professionalità. «E per quanto riguarda il gala di domani mattina?»

Un sorriso amaro mi increspò le labbra. «Il gala si terrà come programmato. Ma la scaletta degli interventi subirà una variazione straordinaria. Richard Sterling pensa di presentare la vendita delle azioni ai nostri investitori. Invece, presenterà la sua resa.»

Diedi ad Arthur le specifiche per entrare nei sistemi di videosorveglianza dell'hotel tramite il mio accesso da proprietaria. Poi riagganciai.

Guardai Lily che dormiva pacifica. La rabbia che mi bruciava dentro si era trasformata in una calma glaciale e lucida. Mi cambiai d'abito, togliendomi la giacca di pelle e indossando un vestito scuro più pratico. Prima che la notte finisse, dovevo raccogliere un'ultima prova irrefutabile: la valigetta nella stanza 902.

Sapevo che Webber era ancora dentro. E sapevo anche che, essendo la proprietaria dell'intero complesso, possedevo qualcosa che nemmeno il direttore generale sapeva esistesse: la chiave passe-partout di emergenza di livello Alpha, nascosta nella cassaforte della mia suite.

La presi, la strinsi nel pugno e mi avviai verso la porta. Il gioco era appena iniziato.