Il Silenzio di Mara
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Il Silenzio di Mara

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Parte 7

Il giudice presidente, un uomo dai capelli grigi e dallo sguardo severo, batté leggermente il martelletto sul banco per riportare il silenzio nell'aula. L'atmosfera era talmente densa che si poteva quasi percepire il ticchettio degli orologi a muro. I legali della famiglia Pierce tentarono subito una mossa difensiva preventiva, chiedendo al giudice l'annullamento del blocco dei conti correnti aziendali e personali con la motivazione che le richieste avanzate da parte mia fossero sproporzionate e basate su presunzioni infondate di infedeltà coniugale.

Julia si alzò in piedi con un movimento fluido e sicuro, stringendo tra le dita un fascicolo blu scuro. «Vostro Onore, ci opponiamo fermamente a qualsiasi richiesta di sblocco dei beni da parte del convenuto. Non stiamo parlando di semplici presunzioni o di dissapori coniugali ordinari. Abbiamo qui prove documentali inequivocabili, registrazioni finanziarie e, soprattutto, la testimonianza spontanea di una parte direttamente coinvolta che dimostra come il signor Nathan Pierce e sua madre Eleanor abbiano orchestrato una sistematica violazione dei doveri coniugali, accompagnata da tentativi di occultamento patrimoniale a danno della mia assistita.»

Un mormorio sordo si diffuse tra i banchi della stampa e dei curiosi presenti in fondo all'aula. Nathan sbiancate improvvisamente, voltandosi di scatto verso sua madre, la cui espressione regale e altezzosa iniziò a incrinarsi visibilmente per la prima volta. Eleanor si sporse in avanti sussurrando qualcosa all'orecchio del proprio avvocato principale, il quale assunse un'espressione confusa e preoccupata.

«Avvocato Rossi», disse il giudice guardando Julia sopra gli occhiali da vista. «A quali prove fa riferimento? La difesa sostiene che non vi siano riscontri formali di dolo patrimoniale.»

«Chiedo l'autorizzazione della corte per ascoltare una deposizione straordinaria e l'acquisizione immediata di nuove memorie digitali depositate dai legali della signorina Brooke Landon», rispose Julia con voce ferma e cristallina.

L'avvocato della controparte scattò in piedi, protestando animatamente. «Vostro Onore, questa è un'imboscata procedurale! Non siamo stati informati di alcuna deposizione da parte della signorina Landon!»

«La corte valuterà l'ammissibilità della testimonianza in base alla rilevanza dei fatti», sentenziò il giudice con voce tonante. «La signorina Brooke Landon è convocata al banco dei testimoni entro dieci minuti.»

In quei dieci minuti di pausa concessi dalla corte, l'aria nella stanza divenne irrespirabile. Nathan si voltò ripetutamente verso di me, con la bocca semiaperta in un muto tentativo di chiedere perdono o di trovare un accordo disperato, ma io rimasi immobile, fissando il vuoto di fronte a me con la stessa freddezza con cui lui mi aveva riservato il posto accanto all'amante la sera del matrimonio di Sophie. Eleanor, dal canto suo, stringeva la borsetta di pelle tra le mani con tanta forza che le nocche le erano diventate completamente bianche.

Quando Brooke Landon fece il suo ingresso nell'aula, scortata dal proprio legale, il suo aspetto era ben diverso da quello sfoggiato la sera del ricevimento con il vestito rosso e il calice di champagne in mano. Indossava un tailleur grigio dimesso, lo sguardo basso e un'espressione profondamente pentita. Si diresse verso il banco dei testimoni, poggiò la mano sulla copia del codice civile e giurò di dire la verità, nient'altro che la verità.

L'interrogatorio condotto da Julia fu un capolavoro di precisione giuridica. Domanda dopo domanda, Brooke smontò pezzo per pezzo la facciata costruita dai Pierce. Raccontò come Eleanor l'avesse personalmente contattata mesi prima, offrendole incarichi di consulenza fittizi all'interno della Pierce & Co. in cambio della promessa di distrarre Nathan e spingerlo a chiedere il divorzio da me, in modo da evitare che io potessi avanzare diritti sulle nuove acquisizioni azionarie della holding di famiglia. Ogni parola pronunciata da Brooke era un colpo di maglio che distruggeva le difese di Nathan e di sua madre.