Il secondo piatto in tavola
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Il secondo piatto in tavola

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## PARTE 1 – Il ragazzo alla porta

Il mio nome è Sofia. Ho settantadue anni e abito da quasi quarant'anni nella stessa piccola casa alla fine di una strada tranquilla.

Un tempo non ho mai trovato la mia casa abbastanza grande. Quando mio marito era ancora in vita, spesso c'erano sedie extra intorno alla tavola. Mio figlio Daniel, da bambino, correva lungo il corridoio, lasciava le scarpe ovunque e gridava dal giardino che la cena doveva essere pronta.

A volte mi lamentavo di questo.

Allora dicevo ridendo: "Un giorno rimpiagerò tutta questa confusione."

Ma non avrei mai pensato che quel giorno sarebbe davvero arrivato.

Da quando mio marito è morto e Daniel si è trasferito, la casa è diventata sempre più silenziosa. All'inizio Daniel chiamava ogni sera. Poi è diventato qualche volta alla settimana. Alla fine, le conversazioni avvenivano soprattutto quando aveva tempo tra il lavoro e la sua vita privata.

Capivo.

Una madre sa che un giorno suo figlio deve prendere la sua strada.

Nel frattempo, Daniel viveva a più di cinquecento chilometri da me. Aveva un buon lavoro, un appartamento tutto suo e una vita di cui andavo fiera.

Eppure, qualcosa dentro di me continuava a mancare.

Ogni sera intorno alle sei preparavo da mangiare come avevo sempre fatto.

E ogni sera mettevo due piatti in tavola.

Uno per me.

E uno per Daniel.

La mia vicina Helena lo aveva visto una volta quando era venuta a trovarmi inaspettatamente.

Aveva guardato la tavola e aveva sorriso con tristezza.

"Sofia… sai bene che Daniel non abita più qui?"

Anuii.

"Naturalmente lo so."

"Allora perché metti ancora un secondo piatto?"

Alzai le spalle.

"Forse perché una madre non smette mai del tutto di aspettare."

Helena non disse più nulla.

Non capiva del tutto, ma da quel momento lasciò perdere l'argomento.

Per tre anni feci la stessa cosa.

A volte mangiavo il cibo in più il giorno dopo. A volte lo davo alla vicina. Ma il piatto rimaneva ogni sera sulla tavola.

Fino a quella sera.

Pioveva forte. Le strade erano quasi vuote e il vento batteva contro i vetri.

Avevo appena versato la mia zuppa quando sentii il rumore.

Toc.

Toc.

Toc.

Guardai l'orologio.

Quasi le sette.

Normalmente a quell'ora non veniva nessuno.

Con cautela mi diressi verso la porta e la aprii.

Lì c'era un ragazzo.

Aveva forse dodici anni. La sua giacca era bagnata, i capelli appiccicati al viso e teneva le mani affondate nelle tasche.

Guardava per terra.

"Signora… posso chiederle una cosa?"

"Sì, certo, ragazzo. Che c'è?"

Deglutì.

"Ha per caso qualcosa da mangiare che le è avanzato?"

Quelle parole mi colpirono più duramente di quanto mi aspettassi.

Non perché avesse fame.

Ma perché sapevo esattamente cosa potevo dargli.

Guardai la tavola.

Il secondo piatto.

Il piatto che preparavo ogni giorno per qualcuno che non arrivava mai.

"Entra," dissi dolcemente.

Il ragazzo mi guardò sorpreso.

"Davvero?"

"Sì. Ti sei bagnato tutto."

Entrò con cautela, come se avesse paura di rompere qualcosa.

Gli misi il piatto davanti.

Lo guardò come se fosse un regalo.

"Grazie," bisbigliò.

Iniziò a mangiare.

Non lentamente.

Non ordinatamente.

Ma come se stesse aspettando quel pasto da molto tempo.

Mi sedetti di fronte a lui e osservai in silenzio.

Dopo qualche minuto chiesi:

"Come ti chiami?"

Smise di mangiare per un istante.

"Lucas."

"Dove sono i tuoi genitori, Lucas?"

Il suo volto cambiò.

Per un brevissimo istante vidi qualcosa nei suoi occhi.

Tristezza.

Ma abbassò subito lo sguardo sul piatto.

"Vivo qui vicino."

Non era una vera risposta.

Ma non volevo metterlo sotto pressione.

Quando ebbe finito, si alzò.

"Devo andare."

"Aspetta un attimo."

Presi una giacca che Daniel indossava quando era adolescente. Non l'avevo mai buttata via.

"Prendi questa. La tua giacca è fradicia."

Lucas guardò la giacca e poi me.

"Perché lo fa?"

Sorrisi.

"Perché a volte tutti hanno bisogno di qualcuno che apra loro una porta."

Non disse nulla.

Ma prima di andarsene, diede un'ultima occhiata alla tavola.

Al secondo piatto vuoto.

Il giorno dopo sentii di nuovo bussare.

Sapevo subito chi fosse.

Lucas era di nuovo alla porta.

E il giorno dopo tornò ancora.

Dopo una settimana cominciai ad abituarmi alle sue visite.

Preparavo automaticamente un po' di cibo in più.

Non più solo per Daniel.

Ma anche per Lucas.

Una sera era seduto a tavola e guardò a lungo le foto di famiglia sulla credenza.

Il suo sguardo si fermò su una foto.

Vidi il suo volto cambiare.

"Che c'è?" chiesi.

Indicò la foto.

"Chi è quello?"

Presi in mano la foto.

Era Daniel.

Mio figlio.

Giovane, sorridente, con gli stessi occhi che ha ancora oggi.

"È mio figlio."

Lucas mi guardò.

Le sue mani iniziarono a tremare leggermente.

"Suo figlio si chiama Daniel?"

Sentii improvvisamente una strana tensione nella stanza.

"Sì."

Guardò la foto e poi di nuovo me.

Poi chiese sottovoce:

"Lei è… la madre di Daniel?"

Il mio cuore iniziò a battere più forte.

"Perché me lo chiedi?"

Lucas non disse niente.

Infilò lentamente la mano nella tasca della giacca e ne tirò fuori qualcosa.

Una vecchia foto.

La posò sul tavolo.

Il respiro mi si bloccò.

Perché su quella foto c'era Daniel.

Ma non era solo.

Accanto a lui c'era una donna che non avevo mai visto prima.

E accanto a quella donna c'era Lucas.

Le mie mani iniziarono a tremare.

Quella sera presi il telefono.

Chiamai il numero che conoscevo a memoria.

Dopo tre squilli Daniel rispose.

"Mamma?"

Riuscivo a malapena a parlare.

"Daniel… c'è un ragazzo qui."

Ci fu un silenzio.

"Quale ragazzo?"

Guardai Lucas.

Era seduto tranquillo al mio tavolo della cucina.

Nel posto dove un tempo sedeva solo mio figlio.

"Si chiama Lucas."

Dall'altra parte della linea non udii più nulla.

Nessuna risposta.

Nessun respiro.

Solo silenzio.

Poi Daniel disse con una voce che non gli avevo mai sentito prima:

"Mamma…"

Si fermò un attimo.

"C'è una cosa che cerco di dirti da dodici anni."

Guardai il ragazzo di fronte a me.

E in quel momento seppi che la mia vita tranquilla sarebbe cambiata per sempre. viết thêm 5 phần để kết thúc có hậu