Il Prezzo dell'Illusione
News Story

Il Prezzo dell'Illusione

129 visualizzazioni

Guardai il display del telefono che lampeggiava con una luce rossa persistente. La linea tre indicava una chiamata proveniente dal Centro di Detenzione Federale di Manhattan, dove Victor Vance e Landon Pierce erano stati trasferiti in attesa dell'udienza di convalida dell'arresto.

«Harper, non rispondere», mi consigliò mio padre con tono protettivo. «Non hai più nulla da dire a quelle persone. Abbiamo la confessione di Landon, i documenti di tua madre e il pieno controllo della situazione».

«Lasciami sentire cosa vuole, Papà», risposi con calma. «Sarà l'ultimo capitolo di questa storia a New York».

Sollevai la cornetta e la posai all'orecchio. «Sono Harper Bell».

Dall'altro capo della linea si udì un rumore di interferenze d'ambiente, seguito dalla voce tremante e piagnucolosa di Landon Pierce.

«Harper... Harper, ti prego, non riagganciare!» implorò Landon, la sua voce era rotta da singhiozzi incontrollabili. «Sono nella cella insieme a due criminali comuni... Victor Vance è nell'ala di massima sicurezza e continua a dire che quando uscirà mi farà uccidere dai suoi avvocati! Ho paura, Harper! Non sopravviverò qui dentro!»

«Hai scelto tu di allearti con Victor Vance, Landon», le ricordai senza alcuna pietà. «Hai scelto tu di portare un'arma da fuoco in un ufficio privato. Devi assumerti le responsabilità delle tue azioni per una volta nella vita».

«Ma io l'ho fatto solo perché ero disperato!» gridò Landon attraverso la linea telefonica. «Tessa e suo padre mi stavano ricattando! Dicevano che se non gli avessi dato tre milioni di dollari avrebbero pubblicato dei video compromettenti su di me! Mi stavano distruggendo!»

Sorrisi amaramente nel sentire la sua ennesima scusa. Landon era un uomo incapace di prendersi la responsabilità delle proprie scelte; per lui la colpa era sempre degli altri: di mia madre, di mio padre, di Tessa, di Victor, e persino mia per avergli chiuso i conti bancari.

«Landon», dissi con voce glaciale. «Pensi davvero che mi importi dei tuoi ricatti? Ho visto la conferenza stampa di Tessa di questo pomeriggio. Ho mostrato a tutta la nazione gli estratti conto dei soldi che hai rubato per comprarle regali e pagarle la vita di lusso. La tua reputazione è polvere. La tua carriera è finita. E il tuo matrimonio con me è un capitolo chiuso per sempre».

«Harper... ti prego...» piagnucolò lui. «Fammi avere almeno un po' di denaro per pagarmi un avvocato privato... l'avvocato d'ufficio che mi hanno assegnato dice che rischio dai tre ai cinque anni di prigione effettiva... ti prego, siamo stati insieme dodici anni!»

«E in quei dodici anni ti ho dato tutto quello che un uomo poteva desiderare: rispetto, risorse, un nome e una casa», risposi. «E tu hai ripagato tutto questo vendendomi al miglior offerente. L'unica cosa che riceverai da me è la notifica della causa civile per il risarcimento dei danni d'immagine e patrimoniali. Ogni singolo centesimo che guadagnerai nei prossimi trent'anni tramite il lavoro di pubblica utilità verrà pignorato dalla Bell Capital».

«Sei un mostro...» sibilò Landon, la sua voce passò improvvisamente dalla supplica al puro odio disperato. «Sei una donna senza cuore! Aveva ragione Tessa! Sei solo una calcolatrice arida che pensa solo ai soldi!»

«No, Landon», conclusi con tono di assoluta superiorità. «Io sono la donna che ti ha costruito. E sono la donna che ti ha insegnato cosa succede quando provi a distruggere chi ti ha dato da mangiare. Addio, Landon».

Riagganciai la cornetta con un gesto deciso e definitivo, interrompendo le sue urla isteriche.

Mi voltai verso mio padre Martin, che mi osservava con un sorriso di sincera ammirazione.

«Mark», dissi al mio segretario. «Cancella il nome di Landon Pierce da qualsiasi registro aziendale, storico o archivio della Bell Capital. Per noi, quell'uomo non è mai esistito».

«Subito, Signora Bell», rispose Mark con un cenno del capo.

«E ora, Papà», dissi prendendo la mia borsa. «Andiamo a preparare i bagagli. Il nostro volo per l'Italia parte domani mattina alle otto».