Quel breve scambio di battute lasciò Lorenzo profondamente turbato. Non riusciva a togliersi dalla mente il volto di quel giovane ingegnere. C'era qualcosa nel modo in cui muoveva le mani, nel timbro della voce, in quel sorriso fiero che gli ricordava dolorosamente un fantasma del passato che aveva cercato di seppellire trent'anni prima. Spinto da un'inquietudine crescente che rasentava l'ossessione, Lorenzo decise di affidare un compito delicato a un investigatore privato di sua totale fiducia. «Voglio sapere tutto su quel ragazzo, Leonardo», gli ordinò Lorenzo nel suo studio privato, porgendogli una cartellina con il nome completo. «Voglio conoscere la sua storia, dove è cresciuto, chi sono i suoi genitori.» L'investigatore annuì e scomparve per diversi giorni. Quando ritornò, il suo volto era pallido, quasi avesse visto un fantasma. Posò un fascicolo spesso sulla scrivania di Lorenzo e disse con voce grave: «Signor Moretti, credo che siederà quando leggerà queste pagine. Ci sono storie che è meglio non dissotterrare, ma questa... questa cambierà ogni cosa.» Lorenzo aprì il fascicolo. I suoi occhi percorsero rapidamente le prime righe, saltando dai nomi dei fratelli fino al nome della madre. La data di nascita corrispondeva esattamente a quella notte d'autunno del 1995. I cinque bambini registrati all'anagrafe senza l'indicazione del padre, cresciuti da una madre sola che aveva fatto mille lavori umili pur di non farli mancare nulla. Il respiro di Lorenzo si bloccò in gola. I fogli tremavano tra le sue dita. Non erano estranei. Erano i suoi figli. Quelli che aveva rifiutato, ripudiato e condannato alla miseria per vile paura del giudizio della società.

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