«Posso aiutarti?» chiese la donna con voce calda e melodiosa, sebbene venata da una leggera sfumatura di curiosità nel notare l'insistenza di quello sguardo fisso. La protagonista deglutì a fatica, cercando di trovare le parole giuste per rompere il ghiaccio senza provocare uno shock improvviso. Si avvicinò lentamente al banco, appoggiando una mano tremante sul legno levigato e cercando di controllare il tremito della propria voce prima di pronunciare la frase che aveva preparato durante tutto il viaggio in automobile.
«Sto cercando... sto cercando una persona che assomigli a me», disse infine, con un sorriso amaro e commosso che lasciava trasparire tutta la vulnerabilità accumulata negli anni. La libraia corrugò la fronte, evidentemente confusa da quell'esordio enigmatico, ma prima che potesse formulare una risposta di circostanza o invitare la cliente a uscire, la protagonista estrasse dalla borsa la busta contenente le vecchie fotografie e la lettera del padre, posandole delicatamente sul bancone tra i libri e i blocchi per gli appunti.
«Credo che queste immagini riguardino entrambe», aggiunse con un filo di voce, indicando una foto sbiadita che ritraeva due neonate avvolte nelle stesse copertine di lana. La donna prese in mano la fotografia, e il colore le svanì improvvisamente dal viso. Le sue mani iniziarono a tremare in modo incontrollabile mentre fissava quei dettagli che confermavano ciò che forse aveva sempre sospettato o che le era stato raccontato in modo distorto. Il silenzio calò pesante nella piccola libreria, interrotto soltanto dal ticchettio di un vecchio orologio a pendolo appeso alla parete di fondo.
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