Parte 4
Il silenzio che seguì la mia risposta fu quasi palpabile. Avevo inclinato leggermente la testa, fissando Daniel con la stessa freddezza clinica con cui lui era solito esaminare i bilanci in rosso prima di tagliare il personale. «Mi dispiace, Daniel», dissi con voce limpida e perfettamente udibile in tutto il settore della veranda. «Domani mattina sarò impegnata con i legali della famiglia Vance per la revisione straordinaria dei titoli azionari della holding.
Temo che la gestione delle gite in barca per gli ospiti esterni non rientri più nelle mie mansioni prioritarie.» La mascella di Daniel si contrasse in modo vistoso. Il colore del suo viso passò rapidamente da un roseo salutare a un pallore teso. Sloane, che fino a quel momento aveva mantenuto il suo sorriso di plastica, abbassò lo sguardo sul proprio bicchiere di champagne, percependo l'imbarazzo palpabile della situazione.
Beatrice Vance emise un piccolo sbuffo divertito, mentre Arthur Vance distolse lo sguardo, fingendo di osservare con grande interesse i lampadari di cristallo. «Claire, possiamo parlare un secondo in privato?», bisbigliò Daniel, facendo un passo avanti con l'evidente intenzione di afferrarmi per un braccio, un gesto di controllo che aveva usato centinaia di volte in pubblico per ristabilire la sua autorità.
Feci un passo indietro, evitando il suo contatto con un movimento fluido e naturale. «Siamo perfettamente in pubblico, Daniel. Se hai qualcosa da dire sulla gestione della proprietà o sui titoli azionari, puoi farlo tranquillamente qui, davanti alle persone che hanno finanziato la nostra azienda fin dal primo giorno.» Daniel capì che la trappola si era chiusa.
Insistere avrebbe significato trasformare il suo tanto agognato weekend di pubbliche relazioni in un pubblico scandalo finanziario e coniugale. Fece un respiro profondo, cercando di ricomporsi con la professionalità che gli aveva permesso di sopravvivere tanti anni ai vertici aziendali. «Parleremo più tardi, nella nostra stanza», disse tra i denti, con un sorriso forzato che mostrava i denti serrati.
Poi si voltò verso Sloane e il gruppo di investitori, cercando di riprendere la conversazione interrotta come se nulla fosse accaduto. Ma il danno era fatto. La percezione di invulnerabilità che Daniel aveva coltivato con tanta cura era stata incrinata in modo irreparabile. Quella sera, mentre gli ospiti si ritiravano nelle loro camere o continuavano a socializzare nei saloni interni, mi ritirai nella mia suite al piano superiore di Cedar Point House, la stessa stanza in cui avevo dormito per quasi trent'anni, ma che ora percepivo unicamente come mia proprietà esclusiva.
Mentre mi sfilavo gli orecchini di zaffiro, sentii la chiave girare nella toppa della porta principale. Daniel entrò nella stanza con passo pesante, chiudendosi la porta alle spalle con un tonfo sordo che tradiva tutta la sua rabbia repressa. Si tolse la cravatta di seta con uno strattone violento, gettandola sulla poltrona ai piedi del letto. «Che diavolo ti è preso stasera?», sbottò, avvicinandosi alla toeletta dove stavo appoggiando i gioielli. «Hai cercato deliberatamente di umiliarmi davanti a tutto il consiglio.
Pensi che sia divertente? Pensi che possa tollerare che mia moglie mi faccia la predica in pubblico come se fossi un dipendente negligente?» Mi voltai lentamente a guardarlo, rimanendo seduta di fronte allo specchio. «Un dipendente negligente verrebbe licenziato in tronco, Daniel. Tu, invece, hai goduto per anni dei privilegi concessi da una famiglia che ti ha accolto quando eri solo un ingegnere senza un soldo in tasca.
Ti sei dimenticato troppo in fretta chi possiede la maggioranza silenziosa delle quote che ti permettono di sedere su quella poltrona.» Daniel si fermò, le mani poggiate sul ripiano di marmo della toeletta, inclinandosi in avanti nel tentativo di intimidirmi con la sua stazza. «La maggioranza delle quote? Claire, svegliati! L'azienda è cresciuta grazie alle mie decisioni strategiche nell'ultimo decennio.
Senza di me, la Whitmore Innovations varrebbe la metà del suo valore attuale. E se pensi di poter usare i vecchi legami familiari per mettermi i bastoni tra le ruote, ti sbagli di grosso. Ho già consultato i miei avvocati aziendali settimane fa. Qualsiasi mossa legale tu decida di intraprendere si scontrerà con una corazza societaria impenetrabile.» Lo guardai negli occhi, provando un misto di compassione e fredda ironia. «I tuoi avvocati aziendali, Daniel?
Quelli che ti sei scelto tu per gestire la tua holding personale?» Sorrisi piano. «Dovresti chiedere a Margaret Pierce chi ha firmato la revisione dello statuto originario nel 1998, prima ancora che tu diventassi direttore generale. Scoprirai che la corazza di cui parli ha una crepa così grande che persino Sloane potrebbe vederla, se solo avesse un minimo di competenza giuridica.» Daniel sbiancó di nuovo, irrigidendosi. Per la prima volta da mesi, nei suoi occhi non c'era più la presunzione del predatore, ma il barlume freddo e tagliente del panico.






