Parte 4: Le carte scoperte
Il volto di mio padre era diventato della stessa tinta della cenere. Le sue mani tremavano così fortemente che il telefono quasi gli scivolò dalle dita. Mia madre si avvicinò a lui a passi rapidi, afferrandolo per il braccio con violenza.
«Robert! Che cosa stai dicendo? Chi era al telefono? Spiegati!» strillò Teresa, la voce alterata da una nota di isteria latente.
Mio padre non rispose subito. I suoi occhi vagavano nel vuoto del salone, soffermandosi per un istante sui quadri d'autore appesi alle pareti, sui mobili d'antiquariato, su tutto quel lusso ostentato che aveva definito la sua esistenza e la sua superiorità artificiale.
«Era... era l'ufficio giudiziario», mormorò Robert con la voce spezzata. «Hanno notificato l'atto di pignoramento esecutivo sulla villa. E sui conti correnti aziendali.»
Valeria scattò in piedi dal divano, dimenticando istantaneamente la sua manicure. «Cosa?! Papà, cosa significa? E la mia festa di fidanzamento? E i soldi per la caparra della casa nuova che mi avevi promesso?»
Alejandro non si mosse di un millimetro. Rimanendo a braccia conserte, guardò mio padre con una freddezza clinica. «Non dovresti sorprenderti, Robert. Due anni fa ti avevo avvertito. Ti avevo detto che coprire quei buchi finanziari con prestiti ad alto tasso usuraio da parte di società finanziarie ombra ti avrebbe portato dritto al baratro. Non hai mai estinto quel debito con la 'Lombard Investment', vero? Hai continuato a usare i fondi della tua società per mantenere lo stile di vita di Valeria, pensando che prima o poi avresti trovato il modo di far pagare il conto a qualcun altro.»
I tasselli del puzzle cominciarono finalmente a ricomporsi nella mia mente con lucida e spietata CHIAREZZA. Non si trattava solo di un semplice viaggio alle Maldive. Non si trattava soltanto di viziare Valeria per l'ennesima volta.
«Voi... voi avevate bisogno del mio viaggio fin dall'inizio», dissi, muovendo un passo verso mia madre. La mia voce era stranamente calma, ma carica di una rabbia profonda e antica. «Non era solo un regalo di fidanzamento per Valeria. Voi avevate intenzione di vendere quel pacchetto luxury o di usarlo come valuta di scambio per ingraziarvi i creditori della Lombard Investment! Avete promesso loro un soggiorno da cinquanta mila euro nel mio resort per prendere tempo ed evitare il pignoramento!»
Mia madre distolse lo sguardo per la prima volta. Quel minimo gesto confermò ogni mio sospetto. La cartella dorata che aveva consegnato a Valeria durante il matrimonio non era un atto d'amore materno; era un disperato tentativo di salvare la propria pelle a spese del mio lavoro e della mia reputazione.
«Mariana... tu sei mia figlia», cominciò a dire mia madre, cambiando istantaneamente registro. Il suo tono prepotente si trasformò in una supplica viscida e manipolatoria. Si avvicinò a me, cercando di prendermi le mani, ma io feci un passo indietro, rifiutando ogni contatto. «Siamo la tua famiglia! Abbiamo fatto degli errori, sì, ma l'abbiamo fatto per proteggere la casa, per proteggere tua sorella! Tu hai le risorse, hai la posizione! Parlane con i tuoi superiori ad Altura! Puoi sistemare questa storia con una firma! Puoi dire che c'è stato un errore di sistema, chiedere un finanziamento aziendale...»
«Chiedere un finanziamento aziendale per coprire i vostri crimini finanziari?» la interrompei con un riso amaro. «Voi avete inviato un'ora fa un dossier di calunnie al mio Amministratore Delegato per farmi licenziare e distruggere la mia vita! E ora mi chiedi di rischiare la prigione per salvarvi?»
«Se non ci aiuti, finiremo per strada!» gridò Valeria, scoppiando in un pianto isterico e privo di dignità. «Tu sei una mostro! Hai sempre odiato me e la mamma! Vuoi vederci distrutte solo per la tua maledetta superbia!»
Marco, il fidanzato di Valeria, che fino a quel momento era rimasto in disparte a osservare la scena con crescente disagio, si alzò lentamente dal divano. Prese il suo giubbotto di pelle dalla sedia e si diresse verso la porta d'uscita.
«Marco? Dove stai andando?» lo chiamò Valeria, asciugandosi le lacrime con il dorso della mano.
Il ragazzo si fermò sulla soglia, guardando Valeria con uno sguardo pieno di disgusto e delusione. «Mi avevi detto che la tua famiglia era solida, che tuo padre avrebbe finanziato la mia nuova attività e che questo viaggio era il simbolo della vostra ricchezza. Voi siete solo dei truffatori indebitati fino al collo. Non ho intenzione di essere trascinato in questo schifo.»
«Marco! Aspetta!» urlò Valeria, correndogli dietro, ma il ragazzo varcò la porta e se la chiuse alle spalle con un colpo secco.
Valeria rimase pietrificata nell'ingresso, crollando a terra in un pianto disperato. La facciata d'oro del loro piccolo regno di menzogne si stava sgretolando secondo dopo secondo davanti ai miei occhi.
Mio padre si lasciò cadere su una poltrona, la testa tra le mani. «Se invii quelle prove alla finanza, Alejandro... la mia vita è finita.»
«La tua vita finanziaria si è conclusa nel momento in cui hai deciso di usare tua figlia Mariana come uno scudo umano per le tue truffe», rispose Alejandro con fermezza. «Ecco quali sono le nostre condizioni. Non trattabili.»
Estrasse un foglio dalla borsa e lo mise sul tavolo accanto alla cartellina blu.
«Primo: Robert e Teresa firmeranno immediatamente questa ritrattazione formale e autografa destinata ad Altura Hospitality Group, in cui dichiarano sotto la propria responsabilità penale che tutte le accuse mosse contro Mariana sono totalmente false, inventate di sana pianta per motivi di estorsione personale. Secondo: firmate la rinuncia a qualsiasi pretesa o contatto futuro con Mariana. In cambio, non invierò le prove dei vostri reati fiscali passati alla Procura, lasciando che siano i vostri creditori civili a gestire il pignoramento tramite le vie legali ordinarie.»
Mia madre guardò il foglio, poi guardò me. I suoi occhi bruciavano di un odio puro. «Tu ci stai abbandonando. Ci stai gettando nella spazzatura dopo tutto quello che abbiamo fatto per te.»
«Voi non avete mai fatto nulla per me, madre», risposi, usando quella parola per la prima volta con fredda distanza. «Mi avete usata finché avete potuto. Ora il conto è arrivato. Firmate quel foglio. Subito. Oppure chiamiamo la polizia adesso.»
Mio padre afferrò la penna con mano tremante. Ma proprio mentre la punta stava per toccare la carta, il telefono di mia madre emise un segnale acustico di notifica. Teresa guardò lo schermo e un sorriso distorto e folle ricomparve sul suo volto.
«Troppo tardi», disse mia madre, rialzando la testa con arroganza. «Il dossier non è stato inviato soltanto al tuo capo, Mariana. L'ho programmato per essere inviato automaticamente a venti testate giornalistiche del settore turistico e finanziario. La prima mail è appena partita. Se non ci dai i soldi per salvare la villa entro un'ora, la tua carriera sarà ridotta in cenere prima del tramonto.»






