Parte 10: Un Ospite Inatteso
Il bussare alla porta era discreto, quasi timido, ben diverso dai colpi autoritari e pesanti dell'ispettore o dalla furia con cui Marco aveva fatto irruzione poco prima. Ci scambiammo uno sguardo confuso. Chi altro poteva presentarsi in una giornata così assurda e carica di eventi drammatici?
La mamma fece un cenno con la mano per fermarmi, incamminandosi lentamente lungo il corridoio con la schiena leggermente curva ma con un passo deciso. Arrivata alla porta d'ingresso, girò la chiave nella toppa e la aprì cautamente.
Sulla soglia non c'erano agenti in borghese, né avvocati senza scrupoli, né creditori inferociti. C'era una ragazza giovane, avrà avuto poco più di vent'anni, con un grembiule da lavoro e un piccolo blocco per le ordinazioni stretto tra le mani. Riconobbi subito la divisa: era la pasticceria artigianale all'angolo della strada, quella dove la mamma andava spesso a comprare i dolci la domenica mattina.
«Signora Elena! Mi scuso tanto per il disturbo, so che è il giorno dopo il suo compleanno e probabilmente sarete impegnate con la famiglia...», esordì la ragazza con un sorriso caloroso, stringendo tra le braccia una scatola di cartone legata con un nastro colorato.
La mamma sgranò leggermente gli occhi, sorpresa da quella visita così fuori programma. «Cara, ma tu... cosa ci fai qui? Non dovevi lavorare oggi?»
«Sì, certo, ma il titolare mi ha detto di farle una consegna speciale», rispose la ragazza, porgendole la scatola con entrambe le mani. «Ieri sera, quando sua figlia Melissa è venuta a ritirare la torta di compleanno che avevo preparato io stessa... beh, ho notato una cosa che mi è rimasta impressa. Lei ha lasciato sul bancone un piccolo biglietto che aveva scritto di suo pugno prima di andare via, dimenticandosi di buttarlo nel cestino.»
Nella stanza calò un silenzio di piombo. Melissa, ancora seduta sul pavimento del soggiorno, sollevò lentamente il viso, sbiancando di colpo e sgranando gli occhi in un terrore improvviso.
La mamma prese la scatola, guardando la ragazza con un'espressione interrogativa. «Un biglietto? Di che biglietto parli, mia cara?»
La giovane pasticcera esitò un istante, poi tirò fuori dalla tasca del grembiule un foglietto di carta spiegazzato e lo appoggiò delicatamente sul palmo della mano di nostra madre. «Questo. L'ha scritto di suo pugno prima di salire in auto. Ho pensato che... beh, dopo quello che ho sentito in giro oggi sulle vostre vicende familiari, forse avrebbe dovuto leggerlo anche lei, per capire davvero chi aveva di fronte.»
Mia madre abbassò lo sguardo su quel pezzo di carta, mentre il mio cuore ricominciava a battere all'impazzata.






