PARTE 2 — Tre Mesi Dopo, Tutto Cambiò
Ma la storia non era ancora finita.
Circa tre mesi dopo, una mattina, lei entrò nel mio ufficio con un’espressione completamente diversa dal solito. Si fermò davanti alla mia scrivania, stringendo le mani, poi disse:
«Signora Elena… mia madre è morta.»
Rimasi senza parole.
Non sapevo cosa dire. Mi alzai semplicemente dalla scrivania e la abbracciai. Per la prima volta, la vidi piangere senza cercare di nascondere le lacrime.
«Mi dispiace…»
Lei scosse la testa.
«No, non si preoccupi. Negli ultimi mesi di vita di mia madre ho potuto starle accanto molto di più. Se quel giorno non avesse cambiato il mio orario di lavoro, forse avrei dovuto scegliere tra il lavoro e mia madre.»
Le strinsi forte la spalla.
«Non devi più scegliere.»
Lei mi guardò e sorrise tra le lacrime.
Dopo che se ne andò, rimasi seduta da sola per molto tempo. Aprii il suo fascicolo del personale e guardai le vecchie annotazioni che avevo scritto su di lei.
«Arriva 15 minuti in ritardo.»
Presi la penna e cancellai quella frase.
Accanto, ne scrissi un’altra:
«Non giudicare mai una persona solo per i pochi minuti che riesci a vedere.»
Da quel giorno cambiai una regola in azienda.
Non tutti quelli che arrivano in ritardo hanno una buona ragione.
Ma prima di rimproverare qualcuno, gli farò una domanda:
«Stai bene?»
Perché a volte, dietro quei quindici minuti di ritardo, c’è un’intera vita che non abbiamo mai conosciuto.






