Ogni mattina rubavo un brioche dalla panetteria di Mack. Il proprietario lo sapeva.
Mi chiamo Marco, ho 48 anni. Ogni mattina, alle 6:30, passavo davanti a una panetteria vicino alla stazione. Ordinavo un caffè e una brioche. Solo che non pagavo la brioche. La prendevo dal bancone quando il proprietario si voltava.
Lo facevo da quasi nove mesi. Credevo di essere molto furbo.
Poi, una mattina, il proprietario mi chiamò.
«Signor Marco.»
Sentii il sangue gelarsi nelle vene.
«Mi ha chiamato?»
«Preferisce la brioche alla crema o quella alla marmellata?»
«Come?»
«Quella che prende ogni mattina.»
Abbassai lo sguardo.
«Mi dispiace», risposi.
Lui scoppiò a ridere.
«Non importa.»
«Ma… lei lo sapeva?»
«Da circa sei mesi.»
«E allora perché non ha mai detto niente?»
«Perché prima lasciava sempre qualche moneta di mancia sul bancone. Quando ha smesso persino di lasciare quei dieci o venti centesimi, e ha cominciato a prendere la brioche di nascosto, ho capito che doveva esserci un motivo.»
Aveva ragione.
Prima lasciavo sempre qualcosa sul bancone. Poi avevo smesso. Avevo cominciato persino a riprendermi le monete del resto.
Aveva capito che non potevo più permettermi neanche quello.
Mio figlio era ricoverato in ospedale da mesi. Avevo iniziato ad accumulare debiti e mi vergognavo della mia situazione.
Prima non avevo mai dato importanza alle piccole monete. Ma durante quel periodo difficile avevo iniziato a contare perfino i centesimi.
Quella mattina, il proprietario mise davanti a me una busta.
Dentro c'erano dieci brioche.
«Per portarle a casa.»
«Non posso accettarle.»
Lui sorrise.
«Ah, quindi se le prende di nascosto va bene, ma se sono io a regalarle a lei non va bene?»
Poi aggiunse:
«Non le sto facendo l’elemosina.»
«E allora che cos’è?»
«Un giorno, quando potrà permetterselo, me le restituirà.»
Cominciai a piangere.
Lui fece finta di non accorgersene.
Poi aggiunse:
«E smetta di rubare. È un ladro davvero pessimo.»
Questa volta risi anch’io.
Da quel giorno pagai sempre. A volte con qualche giorno di ritardo.
Due anni dopo, mio figlio era completamente guarito.
Tornai alla panetteria con una busta. Dentro c’era la somma corrispondente a tutte le brioche che avevo preso durante quel periodo.
Lui si rifiutò di accettarla.
Gli dissi:
«Non è per lei.»
«E allora per chi è?»
«Per la prossima persona che non avrà abbastanza soldi per pagare.»
Prese la busta, mi strinse la mano e, quella mattina, mettemmo una brioche gratuita sul bancone.
Per chiunque ne avesse davvero bisogno.
Non mettemmo nessun cartello che lo spiegasse, perché altrimenti chiunque avrebbe potuto approfittarsene.
Ma quella brioche sarebbe stata lì per essere riconosciuta da chi, un giorno, ne avesse davvero bisogno e non avesse abbastanza soldi per pagarla.






