Il Rumore Sotto la Fontana
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Il Rumore Sotto la Fontana

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Parte 6: Segreti Svelati nell'Ombra

La tensione all'interno della villa dei Montini aveva ormai raggiunto un livello di guardia insostenibile. La pressione economica causata dalle mie contromosse finanziarie cominciava a farsi sentire sui bilanci della holding di famiglia, costringendo il consiglio d'amministrazione a riunioni fiume a porte chiuse.

Approfittando della confusione generale e dell'assenza temporanea del conte Lorenzo, impegnato in una serie di incontri d'emergenza con le banche creditrici, decisi di fare ritorno nella residenza di famiglia a tarda sera. L'obiettivo era chiaro: recuperare un documento ancora più compromettente di cui avevo intravisto l'esistenza nei vecchi registri notarili della tenuta.

Il silenzio della grande villa di notte era spettrale. I lampadari di cristallo erano spenti, lasciando che solo i deboli fasci di luce della luna filtrassero attraverso le vetrate colorate del corridoio principale. Mi mossi con cautela, evitando le zone sorvegliate dalle telecamere di sicurezza interne, che conoscevo ormai a memoria grazie a una pianta dettagliata ottenuta in precedenza.

Raggiunsi lo studio privato del patriarca. La porta era socchiusa. All'interno, con mia grande sorpresa, non c'era il vuoto: una figura minuta era chinata sulla cassaforte a muro nascosta dietro un grande quadro a olio. Era Celeste.

La giovane ereditiera stava frugando tra i fascicoli riservati del nonno, con il volto teso e tradito da un nervosismo insolito. Nel vederla lì, compresi immediatamente che la frattura all'interno della famiglia era molto più profonda di quanto apparisse all'esterno. La lotta per il controllo dell'eredità non vedeva contrapposti solo noi e il ramo principale, ma generava faide intestine anche tra gli stessi eredi legittimi, spaventati dalla prospettiva di perdere tutto.

-- "Cosa stai cercando, Celeste?" la mia voce risuonò bassa e tagliente nel buio della stanza, facendola sussultare e quasi cadere all'indietro.

La ragazza si voltò di scatto, con gli occhi spalancati per la paura e la rabbia repressa. Il suo trucco era leggermente sbavato, ben lontana dall'immagine della regina viziata che aveva umiliato mia madre alla fontana poche settimane prima.

-- "Non sono affari tuoi!" sbottò sottovoce, stringendo tra le mani un fascicolo rilegato in pelle rossa. -- "Questo impero appartiene alla mia famiglia, non a un intruso come te e a quella donna che avete trascinato qui dentro!"

Feci un passo avanti, bloccandole la via di fuga verso la porta. Il mio sguardo era freddo e inflessibile. -- "Quella donna, come la chiami tu, ha costruito le fondamenta su cui oggi calpesti i tuoi tacchi firmati," dissi con calma glaciale. -- "E quel fascicolo che tieni in mano contiene la prova definitiva di come vostro nonno ha rubato tutto ciò che possedete. Vuoi che lo legga io ad alta voce, o preferisci consegnarmelo spontaneamente?"